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LA QUESTIONE EBRAICA 68 VISIONI

LA QUESTIONE EBRAICA 68 VISIONI

Nelle scorse puntate del nostro commento al grande libro di Emanuele Calò su La questione ebraica nella società postmoderna abbiamo trattato della singolare vicenda di Israel Anton Zoller, alias Italo Zolli, fortunosamente diventato Rabbino Capo di una delle più antiche e importanti Comunità ebraiche del mondo, quella di Roma, nonostante la sua fede ebraica apparisse evidentemente incerta, in ragione di una sua dichiarata inclinazione verso il cristianesimo.

Abbiamo già ricordato del modo alquanto pavido in cui Zolli fronteggiò l’ora terribile della presenza nazista nella capiate e della razzia che portò alla deportazione di 1030 ebrei, di cui solo 25 sopravvissero. Accusato da molti dei suoi correligionari, il nostro lasciò l’incarico, senza però uscire dalla Comunità. Il solco che già da tempo sembrava dividerlo dalla sua fede ebraica si andò però ad acuire, fino a determinare un definitivo abbandono della stessa. Nelle sue memorie, l’ex rabbino racconta che, nello Yom Kippur del 1944, ebbe nuovamente una visione di Gesù, vestito con un mantello bianco, e sentì nel cuore le parole “sei qui per l’ultima volta”.  La moglie gli rivelò che, mentre officiava le funzioni nel Tempio ebraico, anche lei aveva visto la figura di Gesù che gli posava le mani sul capo, e anche la figlia gli riferì di avere visto in sogno Gesù. Dopo queste singolari visioni “di gruppo”, il rabbino racconta di avere scelto di abbandonare la sua fede, per convertirsi al cattolicesimo. La conversione sarebbe però avvenuta solo il 13 febbraio dell’anno successivo. “Dal 27 settembre 1944 (data dello Yom Kippur) al 13 febbraio 1945 – nota Calò – non passano settimane, ma mesi, perché se la fede è imperscrutabile, il calendario lo è molto meno”.

Sempre nelle sue memorie, Zolli racconta che già da molto tempo prima della conversione egli avrebbe maturato una visione dell’ebraismo tutta particolare, secondo la quale il Nuovo Testamento sarebbe stato armoniosamente collegato all’Antico, e Gesù avrebbe avuto un rilevo particolare nella fede mosaica. “Sennonché – nota l’autore -, non è agevole capire perché abbia atteso più d’un quarto di secolo per dare un seguito alle sue convinzioni ed ai suoi sentimenti, un periodo nel quale è stato attivissimo sia come rabbino sia come autore di un’abbondantissima e qualificata letteratura. Quelle riflessioni avrebbero dovuto condurlo ad astenersi dal rabbinato oppure ad optare per il battesimo ben prima dei 63 anni raggiunti al momento del passaggio dall’una all’altra fede”.

A proposto della visione che Zolli racconta di avere ricevuto il 27 settembre 1944, Calò scrive le seguenti osservazioni: “Peccato che, mentre questa visione aveva luogo, ed esattamente in quel preciso momento, anche ad Auschwitz era Kippur, e stranamente veniva celebrato alla presenza dei carnefici da chi sapeva che la sua vita volgeva verso la fine. È capitato che Elie Wiesel ne abbia lasciato la cronaca, dalla quale non risulta che vi siano state divinità, ebraiche o non, che si siano affacciate dove vi sarebbe stato maggior bisogno, sicuramente più bisogno che al Tempio Maggiore, perché Roma era stata liberata”.

“Quindi – continua l’autore -, mentre il Rabbino Capo di Roma aveva la sua visione, ad Auschwitz, in quello stesso 27 settembre 1944, la celebrazione di Yom Kippur andava in scena con la rappresentazione più lugubre che l’umanità potesse mai escogitare. Fra i suoi protagonisti vi erano sicuramente degli ebrei del suo gregge in attesa di morire, i quali avevano anch’essi una visione. Ma non era la stessa”.

Le considerazioni di Calò rappresentano una illuminante chiave di interpretazione particolarmente amara della controversa figura di Zolli, che collega in modo inquietante il destino del gregge a quello del suo ex pastore (anche se il gregge non sapeva ancora che fosse ex). Ma la singolare biografia del personaggio suggerisce anche delle considerazioni su tre altre importanti questioni ad essa collegate:

  1. il rapporto tra ebraismo e cristianesimo;
  2. la differenza tra la dimensione privata e pubblica della fede;
  3. il rapporto tra libertà e responsabilità.

Ne parleremo la prossima puntata.

 

Francesco Lucrezi, storico