LA QUESTIONE EBRAICA 59 L’esplosiva riapparizione
Nel suo grande libro su La questione ebraica nella società postmoderna, Emanuele Calò affronta un argomento che è di fondamentale importanza non solo per la storia del popolo ebraico, ma anche per quella di tutti gli altri popoli, di tutte le culture: insomma, del “resto del mondo”. Si tratta, a mio avviso, di una svolta epocale radicale, che avrebbe completamente cambiato o capovolto modi di pensare, intere categorie logiche, etiche, politiche.
Si potrebbe obiettare che non si è trattato di una vera svolta, dal momento che, in fin dei conti, prima e dopo questo evento c’erano e hanno continuato a esistere delle coordinate di riferimento che sono rimaste, tutto sommato, le stesse: il blocco orientale e quello occidentale, il capitalismo e il socialismo reale, la NATO e il Patto di Varsavia, la destra e la sinistra ecc. Queste cose, in fondo, non sarebbero cambiate, e sarebbe perciò eccessivo parlare di una “svolta radicale”, che avrebbe interessato addirittura tutto il mondo.
Io penso, invece, che la svolta ci sia stata, e che quelle categorie che sono sembrate restare uguali, prima e dopo di essa, sarebbero in realtà mutate, e anche profondamente.
Un’altra obiezione che si potrebbe fare è che questa cosiddetta svolta, se c’è stata, non è stata comunque subitanea, né radicale. Sì, le cose sono cambiate, ma stavano cambiando già prima., e la trasformazione non si sarebbe consumata con uno strappo, una lacerazione improvvisa, dal momento che il mutamento avrebbe richiesto molti anni, diversi decenni per maturare e compiersi.
Si dice, com’è noto, che “historia non facit saltus”, e che la storia non si lascia mai “spezzare in due”. Si può dire di un singolo evento che, se non fosse accaduto, o fosse accaduto in modo diverso, tutto sarebbe stato diverso? Che sarebbe successo se la congiura delle Idi di marzo o l’attentato di Sarajevo fossero falliti? O se l’attentato a Hitler fosse riuscito? È ovvio che la storia sarebbe cambiata, ma sarebbe cambiata davvero in modo radicale? A considerare ogni bivio epocale, ogni “ora del destino” nel contesto dell’eterno flusso del tempo, tutto può essere ridimensionato, relativizzato. E, se si pensa all’“eterno ritorno” nietzschiano, la stessa storia non avrebbe alcun senso. Ma, se invece, banalmente, riteniamo che un senso lo abbia, non possiamo esimerci dal leggerla e interpretarla. E, leggendola e interpretandola, vediamo che le “svolte” (o i saltus) ci sono. Con le loro dovute premesse, incubazioni, ridimensionamenti, retromarce ecc. Ma ci sono. E questa è una di quelle.
Una terza obiezione, riguardo a questa idea della “svolta radicale”, è che, trattandosi di qualcosa che riguarda la storia ebraica, bisogna smettere di pensare che tutto ciò che riguarda gli ebrei debba sempre interessare tutti. Ci sarà stata anche una svolta, sarà anche stata radicale, ma non avrebbe interessato tutto il mondo, dal momento che gli ebrei, attualmente stimati in circa 13 milioni e mezzo di individui, rappresentano circa lo 0,3 della popolazione mondiale. Basta pensare che ciò che riguarda gli ebrei riguardi tutti.
A questa obiezione rispondo dicendo: magari! Magari ci potesse stare un po’ meno attenzione nei riguardi degli ebrei! Magari, accendendo la televisione, potessimo sentirne parlare un po’ di meno! Magari scomparisse, o almeno di affievolisse un po’, il noto proverbio secondo cui “no Jews, no news”, se non ci sono ebrei, non ci sono notizie. Ma, piaccia o non piaccia, non è così. Anche se gli ebrei solo lo 0,3 del mondo, quelli che si occupano di loro, nel bene e nel male, solo leggermente di più. La Chiesa, Verus Israel, non potrà mai dimenticare il Vetus Israel. L’Islam non è mai stato indifferente al “popolo del libro”, dalla cui tradizione tanto ha preso. Senza l’ebraismo, il comunismo non sarebbe mai nato. E potremmo continuare.
No, non si tratta di una svolta che investe il solo popolo ebraico. Investe tutti, ma proprio tutti. E in modo molto profondo, anche se molti sembrano non rendersene conto.
Ci sarebbe poi una quarta e ultima obiezione. Non si sarebbe trattato di una svolta, ma piuttosto dell’esplosione improvvisa di un qualcosa che stava covando da molto tempo (esattamente 22 anni), in attesa di una deflagrazione violenta, che non poteva ulteriormente tardare. Come lo scoppio di una enorme pentola a pressione.
A questa ultima obiezione non ho nulla da replicare, perché è vero. È proprio così. Chiamiamola quindi non “la svolta”, ma “l’esplosione”. O, ancora meglio, “l’esplosiva riapparizione”.
Ha una data ben precisa: 5-10 giugno 1967.
Ne parlerò – sempre commentando le pagine di Calò – nelle prossime puntate.
Francesco Lucrezi, storico