“La Comunità Ebraica Progressiva di Bologna quest’anno ha deciso di non partecipare ad alcun evento legato alla Giornata della Memoria. E di non promuoverlo.
È ora di comprendere che il 27 gennaio non è una concessione verso di noi. Noi portiamo già nel cuore e nella memoria familiare e nazionale i segni indelebili del genocidio. Oggi portiamo anche lo sdegno per l’utilizzo strumentale, la banalizzazione e la trivializzazione del nostro dolore storico.
La città di Bologna ha vissuto, nell’ultimo anno, il peggior clima di antisemitismo dal dopoguerra. Con la piena corresponsabilità di un’amministrazione comunale che ha ignorato le voci ebraiche, l’allarme per il clima di antisemitismo nell’università. E ha scelto atti simbolici e parole ostili, che vogliono isolarci e toglierci anche il rispetto umano.
Non lo tollereremo, non ci presteremo a celebrare una memoria che ricorda gli ebrei morti per escludere quelli vivi. Carmen Dal Monte, presidente della comunità ebraica progressiva di Bologna afferma: ““Dopo il 7 ottobre, dopo il peggior pogrom dopo la Shoah, l’amministrazione comunale non ci ha offerto nessun appoggio, nessun ascolto. Ha celebrato acriticamente una lotta che vuole la nostra eliminazione anche fisica, e ci attacca anche in questa città e nella nostra università. Bologna vuole ricordare ipocritamente i nostri nonni uccisi, mentre sventola la bandiera di chi vuole uccidere noi e i nostri figli oggi, e lo grida con chiarezza. L’amministrazione vorrebbe piangere un genocidio mentre ne inventa un altro, che serve a disumanizzarci e sterminarci di nuovo. No grazie. Non ci presteremo. Non collaboreremo.”
Or ‘Ammim, Comunità ebraica progressiva di Bologna
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Dal Corriere: «Il Giorno della Memoria è un punto saldo della nostra società e della storia del Paese, che va onorato e rispettato nella sua essenza e nei suoi contenuti»; un’occasione alla quale «mai sottrarsi». Neppure nei momenti più delicati, come potrebbero essere quelli attuali. A dirlo, nel presentare le iniziative proposte sul territorio dal Tavolo interistituzionale celebrazioni Giorno della Memoria in occasione dell’80esimo anniversario dalla liberazione di Auschwitz e in ricordo delle vittime dell’Olocausto, è stato il presidente della Comunità ebraica di Bologna, Daniele De Paz, la cui chiamata è stata al «rispetto».
Dal 7 ottobre 2023 e con la guerra in Medio Oriente, anche sotto le Due Torri qualche tensione c’è stata, senza dimenticare la discussione legata all’esposizione della bandiera palestinese sulla facciata di Palazzo D’Accursio, accompagnata da quella israeliana solo dopo il recente cessate il fuoco a Gaza. «Un gesto distensivo necessario – l’ha definito ieri De Paz dopo averlo a lungo reclamato –, importante per un vero e concreto tavolo del dialogo e della pace». Difficile, per lui, fare previsioni sull’atmosfera che si respirerà lunedì e su eventuali gesti antisemiti, sebbene «il clima sia in generale teso – ha aggiunto il presidente della Comunità ebraica – ma l’attesa è che ci sia rispetto» per una giornata fondamentale anche per ragionare sul valore del «fare memoria». L’assoluta fermezza nel ribadire l’importanza di non sottrarsi al Giorno della Memoria, Daniele De Paz l’ha voluta esprimere anche in seguito alla spaccatura creata dalla Comunità ebraica progressiva di Bologna Or ‘Ammim, che ha fatto sapere di non voler partecipare ad alcun evento: «La città ha vissuto, nell’ultimo anno, il peggior clima di antisemitismo dal dopoguerra – ha motivato –, con la corresponsabilità di un’amministrazione comunale che ha ignorato le voci ebraiche e l’allarme per il clima di antisemitismo nell’Università».