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Memoria Sepolta

È semplice: se davvero, come dice Giorgia Meloni, la destra postfascista avesse già fatto i conti con il ventennio non saremmo qui a parlarne. Avremmo una destra liberale, bella e pulita, inequivocabilmente democratica e libera da rapporti ambigui con i peggiori sovranismi europei. Libera anche dalla rivalutazione di personaggi, morti e vivi, la cui memoria sarebbe etico e umano consegnare all’oblio. Non staremmo a parlare di inchieste di Fanpage, di monumenti al generale Graziani, di strade intitolate ad Almirante e facezie simili. E per Giorgia Meloni e tutti i Fratelli d’Italia non sarebbe motivo di grande imbarazzo pronunciare le parole ‘fascismo’, ‘fascista’ e ‘antifascista’. Ci voleva l’espressione di angoscia della senatrice Liliana Segre perché si riconoscesse coram populo che in Italia l’antisemitismo è vivo e vegeto, ed è vivo a sinistra così come a destra, e anche dentro a Fratelli d’Italia, malgrado la tanto sbandierata vicinanza a Israele. L’inchiesta di Fanpage è stata rivelatrice non solo dell’antisemitismo che percorre certe frange della destra al governo, ma anche di come si tenda a minimizzare certi fatti, ricorrendo a tecniche distrattive. Il giornalismo d’inchiesta di Fanpage è stato presentato come manipolazione malevola del reale e infiltrazione disonesta in un’attività politica privata. Come a dire che non sono importanti i fatti, ma il modo in cui se ne acquisisce conoscenza. Così, l’antisemitismo dei giovani di Fratelli d’Italia (che prima o poi diventeranno purtroppo adulti) si è cercato di metterlo sotto il tappeto, non meritevole di attenzione politica, sociale e culturale. Distogliere l’attenzione dai problemi solidi e reali grazie a cavilli e sofismi è ormai una pratica che non scandalizza più. Ti viene chiesto: se c’è antisemitismo a sinistra, perché parlare dell’antisemitismo fascista? E naturalmente si ribatte: perché non denunciare a chiare lettere entrambi? Ma per fortuna ha parlato Liliana Segre. E hanno allora parlato l’On. Donzelli, e ha parlato con autorevole ed inequivocabile chiarezza il ministro Sangiuliano e si è espresso anche il ministro Piantedosi, che però si dice più preoccupato dalle piazze di sinistra che dalle carbonerie nostalgiche della gioventù neofascista. E ha parlato un intellettuale di destra come Giordano Bruno Guerri, anche lui con parole chiare, inequivocabili; inaspettate, mi permetto di aggiungere. Non basta più, non è mai bastato, dichiararsi ‘non antisemiti’, è necessario dichiararsi finalmente e inequivocabilmente antifascisti, perché gli ebrei non furono perseguitati da singoli esagitati, ma da un regime, dalla sua ideologia, dai suoi gerarchi e dai suoi seguaci. Non conta dirsi solidali con gli ebrei sterminati se non si riesce a condannare i campi di sterminio, il nazismo, il fascismo e tutti coloro che furono attivi nell’opera di sterminio. È vergognoso continuare nello sforzo ipocrita di salvare il fascismo sottraendolo a una condanna inappellabile per lasciare così aperta la strada a un auspicabile, futuro ritorno. La destra deve trovare la forza e l’onestà di pronunciare finalmente la parola ‘fascismo’, e del fascismo rinnegare i valori, per diventare una buona volta una forza politica che rinnega la disumanità del suo passato, aderisce a un presente sicuramente democratico e si avvia verso un futuro migliore. Ha ragione Liliana Segre: se la politica non lancia il suo urlo, se si continua a giocare con i ‘sì, però…’, se si continua a minimizzare e a non correre rapidamente ai ripari sarà d’uopo tener pronto il passaporto, per andare chissà mai dove. Dalla Francia gli ebrei stanno uscendo a rivoli consistenti e continui ormai da diversi anni. Noi, in Italia, contiamo ancora sul falso mito del buon italiano. E ci si chiede se sia davvero giusto fidarsi, ricordando che in passato la fiducia ha dato solo tragici frutti. Un witz ebraico, amaro come spesso accade, dice che i pessimisti si salvarono, gli ottimisti finirono ad Auschwitz. Se la destra ex-fascista si vuole riposizionare credibilmente in posizioni di destra liberale, lo faccia in modo convincente, rinunciando con spirito di laica onestà alle ambiguità del ‘Mussolini ha fatto anche cose buone’ e ‘i cattivi erano i nazisti’, rinunciando ai saluti romani e agli ‘Sieg Heil’, e ai busti di Mussolini e a tutti i parafernalia del fascismo. E rinunciando al doppio binario, per cui a una politica liberale di facciata fa da ipocrita contraltare il sotterraneo movimentismo – di giovani e meno giovani – che dà continuità alle nostalgie neofasciste e ai loro tragici ideali. I conti con il ventennio sono stati fatti di facciata, ma non hanno inciso sulla cultura dei seguaci del partito. Il lavoro sul piano della formazione culturale e ideologica è ancora tutto da fare. Fratelli d’Italia dovrà forse cambiare qualcosa nelle sue scuole di partito. Si riconosce una volta di più, purtroppo, che la nostra cultura, la nostra società e la nostra politica stanno ancora pagando il silenzio voluto da Togliatti per il bene della ‘pacificazione nazionale’: le denunce che non hanno avuto seguito, i crimini non puniti, le assoluzioni tacite di chi ha collaborato allo sterminio di innocenti. I crimini non perseguiti hanno reso innocenti tutti i colpevoli, e si possono allora dedicare loro busti e monumenti e piazze. E, proprio grazie a quei crimini non riconosciuti e non perseguiti, si possono dichiarare degni e meritevoli coloro che del fascismo perpetuano oggi gli ideali malati. Siamo alla sepoltura della memoria. Non si può più accettare che manifestazioni di odio razziale e antisemita vengano minimizzate dalla politica, di qualsiasi colore essa sia.