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La pace possibile

Foreign Affairs del 19 aprile 2024, reca un articolo di Samuel Charap e di Sergey Radchenko “The Talks that could have ended the War in Ukraine” dal quale si desumerebbe che, malgrado la sua lugubre assertività, Vladimir Putin sarebbe stato disponibile a concludere un Accordo di pace con l’Ucraina. E’ buffo che il Presidente russo avrebbe da una parte richiesto che l’Ucraina non entrasse a far parte della Nato, mentre dall’altra avrebbe acconsentito al suo ingresso nell’Unione Europea.

L’art. 42 (7) del Trattato sull’Unione europea dispone che “Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri. Gli impegni e la cooperazione in questo settore rimangono conformi agli impegni assunti nell’ambito dell’Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico che resta, per gli Stati che ne sono membri, il fondamento della loro difesa collettiva e l’istanza di attuazione della stessa”. L’UE chiarisce che quest’obbligo di difesa reciproca non influisce sulla neutralità di alcuni paesi dell’UE né sull’appartenenza dei Paesi membri dell’UE alla Nato. Questa disposizione è integrata da una clausola di solidarietà, di cui all’art. 222 del Trattato sul funzionamento dell’UE (TFUE), che prevede l’obbligo per i paesi dell’UE di prestare assistenza a uno Stato membro sul suo territorio, su richiesta delle sue autorità politiche, in caso di attacco terroristico.
A sua volta, l’art. 5 del Trattato Nato (il cui contenuto è precisato nell’art. 6) dispone che “Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali”. Vale a dire che, entrando nell’Unione Europea, in tesi, l’Ucraina avrebbe ottenuto un risultato non molto diverso da quello che si otterrebbe entrando nella Nato.

Il dubbio  che sorge è se queste inattese e sorprendenti finestre negoziali possano essere pure ipotizzate nel conflitto fra Iran/Qatar e Israele,  dove Hamas svolge il compito del boia folle, che costruisce una città sotterranea, al di sotto di quel che convenzionalmente consideriamo essere Gaza.

La propaganda di Hamas & Co. trova terreno fertile nell’antisemitismo strutturale dell’Occidente, che trova sbocco nell’odio anti israeliano, creando un’opinione pubblica disposta a dar torto a Israele a prescindere. Qui le istituzioni ebraiche hanno sbagliato, orientandosi, contro il parere dei Rabbini, verso uno scriteriato e deprecato shoachismo, certe che una dose omeopatica di odio contro Israele (da anni sostenuto da parecchi suoi intellettuali) fosse innocuo. Pessimo calcolo, perché questo atteggiamento è andato contro gli ebrei e, forse peggio ancora, contro qualsiasi spiraglio di pace, nell’ignoranza crassa dei meccanismi culturali e mediatici della globalizzazione.