Vai al contenuto

Terrapiattismo universitario

  • Opinioni

Su La Stampa odierna si legge: “Contrariamente a quanto fatto da altri gruppi studenteschi, noi studenti di giurisprudenza abbiamo deciso di non manifestare pubblicamente il nostro sdegno per quanto sta avvenendo nella striscia di Gaza ma abbiamo presentato un esposto alla Corte penale internazionale dell’Aja». È quanto si legge in un documento del il (sic) collettivo, che chiede alla Corte di indagare «per capire – è scritto – se Netanyahu è solo un premier incapace di difendere il proprio popolo o meriti di essere incriminato per avere deliberatamente ignorato i segnali di pericolo relativi al 7 ottobre, al fine di avere una sua giustificazione per perseguire quella che sembra essere una sua scelta strategica per risolvere il conflitto palestinese». Alla nota è allegato un testo in inglese, indirizzato al procuratore Karin Khan, in cui si osserva che «è difficile pensare a un’inefficienza degli apparati di sicurezza israeliani» e che «sembra più probabile una deliberata disattenzione“.

Vi è da domandarsi se, sempre per disattenzione, ci sia sfuggita l’esistenza di una cattedra di complottismo comparato, istituita di recente nel Dipartimento locale di Giurisprudenza.  E’ vero che la Corte dell’Aja fa pesare la bilancia più verso la politica che verso il giure, perché altrimenti, sul presupposto dell’infallibilità dei servizi di sicurezza israeliani (gli studenti non sanno che c’è stata la Guerra del Kippur) il procuratore Karim Ahmad Khan (gli studenti non sanno come si chiama) penserebbe ad un pesce d’aprile, nel leggere che Netanyahu abbia voluto scatenare  un attacco sadico degno delle peggiori belve, con stupri, mutilazioni, rapimento di vecchi, donne e bambini, con la sola intenzione di  “risolvere il conflitto palestinese”. Un complottismo terrapiattista, perché nessuno in Israele, e nemmeno Netanyahu, pensa che si stia risolvendo alcunché. Anzi, l’accusa che viene fatta a Netanyahu è quella di aver sottovalutato il rischio posto da Hamas, lasciando che venisse finanziata dal Qatar, ponendo invece tutta la sua attenzione sulla Cisgiordania. Notoriamente, se Israele si è ritirata da Gaza, e se l’Egitto non rimpiange di essere stato estromesso da Gaza nella Guerra dei Sei Giorni, è perché nessuno ha intenzione di avere nulla a che fare con la Striscia.

L’iniziativa del Collettivo di Giurisprudenza s’inserisce in una vecchia scia di stravaganze, bizzarrie e  assurdità, che avevano almeno dalla loro la dignità dell’utopia, mentre qui vi è solo un deficit di intelligenza e di cultura. E’ vero che da noi il complottismo regna incontrastato,  ma stupisce che si scriva una stupidaggine del genere senza pensare che se vi fosse un minimo di plausibilità i primi a ribellarsi e insorgere sarebbero stati gli israeliani stessi. I quali con ogni probabilità ritengono Netanyahu responsabile di omissioni gravi, ma non certo di volere che Israele subisse più di un migliaio di morti, con una presa di ostaggi dolorosa e umiliante,  che porterà a far liberare una grande quantità di terroristi, per “risolvere il conflitto palestinese“.  Netanyahu non ci entusiasma, ma attribuirgli l’intenzione di far guerra a Gaza per risolvere il problema palestinese, comporta la certezza che egli sia più inetto dell’Ispettore Clouseau.  Poiché si ritiene che Peter Sellers fosse ebreo, gli studenti potrebbero aggiungere questo dato nel loro esposto. A dire il vero, aggiungerei un altro esposto, per chiedere di verificare se la denuncia sia stata redatta da studenti di legge o da ripetenti degli asili. Povera Università, povera Italia.