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Un processo già scritto da Kafka

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Oggi su IL FOGLIO

 Micol Flammini

Il vero obiettivo del processo a Israele

 12 GEN 2024

 

“Nelle ottantaquattro pagine che il Sudafrica ha inviato alla Corte internazionale di giustizia  dell’Aia per accusare Israele di genocidio contro il popolo palestinese si nota subito una mancanza. Non c’è riferimento alcuno ai motivi per cui Israele è entrato in guerra, non ci sono i crimini di Hamas, non c’è la storia degli abitanti dei kibbutz uccisi, torturati, rapiti il 7 ottobre. Con le ottantaquattro pagine, il Sudafrica ritiene che Israele abbia commesso un genocidio e chiede misure provvisorie, un’ingiunzione internazionale che ordini ai leader israeliani di cessare le attività di guerra. E’ il secondo punto che la Corte ha iniziato a discutere ieri e una risposta potrebbe arrivare entro fine gennaio, mentre qualsiasi deliberazione sulle accuse di genocidio sarà lunga, richiede un periodo di almeno due anni e il coinvolgimento di altri organi internazionali.  Non è l’accusa di genocidio che interessa al Sudafrica,  sono le misure provvisorie, perché offrono la possibilità di modificare la guerra a Gaza per sempre, di imporre a Israele giuridicamente quello che Hamas esige dal primo giorno: non una tregua ma un cessate il fuoco totale che consentirebbe ai terroristi di ricompattarsi, riorganizzarsi e rimanere al potere a Gaza. Se la Corte si pronunciasse a favore di queste misure provvisorie, Israele potrebbe di certo ignorarle, ma sa bene che farlo causerebbe danni enormi alla sua reputazione e una perdita di influenza ancora maggiore sulla scena internazionale. La Corte non può cancellare il diritto di autodifesa dello stato ebraico, ma questa causa in cui si accusa l’aggredito, senza menzionare l’aggressore, ha un grosso impatto sull’opinione pubblica. Il Sudafrica si è mosso per legare le mani di Israele e ha messo la giustizia internazionale davanti a una prova molto grande. Non è l’accusa di genocidio che davvero interessa agli accusatori, ma la distruzione dell’immagine dello stato ebraico e la possibilità di fermare la guerra a favore di Hamas, che ha già detto in più occasioni che intende ripetere il 7 ottobre, che non vuole fermarsi o rinunciare a qualsiasi azione in grado di  portare alla cancellazione di Israele. Quel che conta nella causa del Sudafrica non è tanto il principio, ma l’intenzione con cui è stata presentata. Secondo Daniel Taub, ex ambasciatore, avvocato, negoziatore del processo di pace con i palestinesi, dopo le oltre ventimila vittime dentro Gaza, i massacri nei kibbutz israeliani, la domanda da porsi  non sarà tanto se ci sia un genocidio o meno – per la definizione del quale mancano le basi – ma  come si valuta il successo di una guerra con un numero di civili morti così alto”.