I fatti di Acca Larentia, al di là delle diverse opinioni in materia, sono alquanto preoccupanti. Ancora, i fatti: per commemorare dei ragazzi appartenenti al Movimento Sociale Italiano, uccisi il 7 gennaio 1978, con una sequela di ulteriori morti, vengono periodicamente organizzate, diciamo, delle cerimonie, con tanto di braccia levate nel saluto romano. Nel 2024, un video mostra l’immagine di una folla inquadrata in modo che chiameremmo ‘geometrico’, che al richiamo di un organizzatore, urla ‘presente’. La scena e la cerimonia si sono succedute nel tempo, ma stavolta, nel 2024, con un governo presieduto dalla destra, si è contestata, non senza ragione, la legittimità dell’adunanza e, sempre non senza ragione, si è domandato alla sinistra perché non avesse agito quando era al governo. Poiché non è male prendere posizione, diciamo che la scena immortalata nel video desta inquietudine perché, per un popolo come quello italiano, felicemente disordinato, ironico e critico, assistere alla visione di braccia levate in un contesto che appare, a ragione o a torto, perfettamente irregimentato, rimanda non tanto all’Italia quanto alla Germania. Al di là della condanna – e vorrei vedere che non ci fosse – per un fatto di sangue così orribile, la manifestazione appare fortemente identitaria, e sollecita risposte sulle connotazioni di siffatta identità e sui rapporti con la destra di governo. Certo, questo vale per tutti i partiti politici, e il discorso che proponiamo, se ci fosse l’onestà e il coraggio di farlo, sarebbe un toccasana, un atto catartico che farebbe del bene a tutti, ed è proprio per quello che non avrà mai luogo.
Quanto ai (non richiesti) consigli da dare all’ebraismo istituzionale, quando in modo sacrosanto solleva il problema di Acca Larentia, consiglieremmo a tutti (ebrei e non ebrei) di evitare il vieto metodo del ricorso agli opposti estremismi, perché vi sottende l’intenzione malevola di trasporre in ambito politico la partita doppia dei ragionieri, come se una colpa annullasse l’altra, agendo come nel Monopoli, laddove si rimanda al punto di partenza: sarebbe una cosa sbagliatissima.
Ciò non significa che ci si dimentichi di quanto sta accadendo, quando le critiche alla reazione di Israele al sadico massacro di massa del 7 ottobre ad opera di Hamas, vengono magicamente trasformate in invettive inaudita altera parte, dove partecipano, addirittura nelle scuole di ogni ordine e grado, delle squadre che ripetono se stesse, formate da personaggi notoriamente di parte, con la partecipazione etnica di qualche ebreo/israeliano, chiamato per far finta di riequilibrare le cose, come se l’etnia corrispondesse all’opinione, ossia, con metodo inconsapevolmente discriminatorio. Così si viola il dovere di imparzialità e si evita il confronto. E siamo buoni.
Ora, una parte enorme delle suddette reazioni contro Israele, contrasta e viola la definizione IHRA di antisemitismo, adottata come soft law dalla Presidenza del Consiglio, anche grazie all’impegno di diverse personalità e istituzioni. Non possiamo né vogliamo pesare/misurare il grado d’insidia e di rischio dei casi sopra citati, però possiamo ipotizzare che sovente si sia rimasti agli anni cinquanta, quando le sole insidie venivano da destra, il che potrebbe andare bene per il codice della strada, ma un poco meno bene per la politica, e lo si è visto col comportamento del pur compianto segretario generale CGIL Luciano Lama, che non trovò di meglio che coinvolgere gli ebrei italiani nell’invasione del Libano.
Cosa concludere? Per noi è alquanto banale farlo: non possiamo, a seconda che noi si sia di destra oppure di sinistra, avere il nostro antisemita preferito, così come non c’è il nostro stupratore preferito o il nostro spacciatore preferito. Si tratta di pulsioni e di azioni che contrastano con la legge e con la morale, e quindi sono tutte da respingere. Pensare che tutto il bene venga da sinistra o che tutto il bene venga da destra è sufficientemente corrivo da essere subito percepito, se non fosse che vediamo che non è così, perché delle due insidie sopra descritte, la prima appare palese, forse perché compare sempre in televisione, mentre la seconda, oltre a non comparire mai in TV, richiede un elevato impegno di studio e di ricerca per essere percepita, tant’è che, piaccia o non piaccia, sono gli studiosi di alto livello ad accorgersene. Questi ultimi farebbero bene a diffondere, diciamo, il loro ‘verbo’, conforme al ruolo che dovrebbe essere attribuito agli intellettuali, anziché ad improvvisati, anche istituzionali, che scrivono parecchio ma dicono poco, e non sempre hanno gli strumenti necessari per raggiungere l’ingrato ma imprescindibile traguardo dell’obiettività. Quindi, se non lo si sapesse, questi intellettuali potrebbero insistere sul concetto: non esiste l’antisemita preferito e, anche se vi fosse, si tratterebbe pur sempre di un concetto da accantonare, assieme ai relitti del passato: la NSU Prinz, il telefono a gettoni, la borsa d’acqua calda, il computer Amiga e la TV in bianco e nero.