Ho dedicato ampio spazio (e quindi qualche anno di studio) al profilo psicologico dell’antisemitismo e alla storia della sua profilazione (cfr. Emanuele Calò, La questione ebraica nella società postmoderna Itinerari fra Storia e Microstoria, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2023). Dopo la terribile strage del 7 ottobre 2023 in Israele, la reazione dello Stato ebraico ha legittimato, nella psiche dei suoi detrattori (pressoché l’intera umanità, una volta tolto qualche laico) la sua demonizzazione. Tutto ciò nel solco di chi ha ravvisato, giustamente, nello Stato ebraico, l’ebreo fra le nazioni. Non è un caso che la figura dell’ebreo come assassino di bambini sia “riemersa nella sua forma anti-israeliana in una vignetta apparsa sul quotidiano britannico The Independent di Dave Brown che mostra l’allora primo ministro Sharon come mangiatore di bambini. Quando richiesto, la Commissione per i reclami della stampa del Regno Unito cancellato il disegno. Successivamente ha vinto il Political Cartoon Society’s Premio Cartoon politico dell’anno per il 2003. Il concorso si è svolto il 25 novembre 2003 nei locali del noto settimanale The Economist, e il premio è stato consegnato a Brown dal deputato laburista e ex ministro per gli aiuti all’estero Claire Short. Questo motivo dell’infanticidio emerge nell’accusa rivolta a Israele. Le Forze di Difesa (IDF) ucciderebbero intenzionalmente bambini palestinesi. Il suo simbolo nella società palestinese è la morte di Muhammad al-Dura. Ci sono molti indicazioni, tuttavia, che sia stato causato da colpi di arma da fuoco palestinesi” (Manfred Gerstenfeld, Anti-israelism and anti-semitism: common characteristics and motifs, Jewish Political Studies Review, vol. 19, no. 1/2, 2007, p. 99).
La non richiesta ferocia dei media e dell’opinione pubblica, dovrebbe legittimare la disamina di questa variegata/variopinta umanità, quali soggetti che subiscono l’antisemitismo a stregua di una patologia psichica. È vero che l’antisemita si guarderà bene dal rivolgersi ad uno psicoanalista (così, Ernst Simmel, Anti – Semitism, and Mass Psichopatology, in: Anti – semitism A social disease, Edited by Ernst Simmel, International Universities Press, N.Y., 1946, p. 35) ma è altrettanto evidente che non potrà impedire che gli psicoanalisti lo sottopongano, suo malgrado e in absentia, ad una loro particolare disamina.
Quanto al funzionamento, si è rilevato che “Forse l’effetto più sorprendente della malattia da simbolo è la rimozione del simbolo dall’oggetto che inizialmente doveva rappresentare” (Theodore Isaac Rubin, Anti-Semitism, A Disease of the Mind: A Psychiatrist Explores the Psychodynamics of a Symbol Sickness, Continuum, N.Y., 1990, p. 270).
Perspicuamente, l’odio verso gli ebrei è stato definito come “una malattia intellettuale, una malattia della mente, estremamente contagiosa e massicciamente distruttiva. È una malattia alla quale sono soggetti sia gli individui umani che intere società umane. Genetisti ed esperti in campi affini potrebbero obiettare che la mia osservazione non è scientificamente valida. La mia controreplica è semplice: come si possono esprimere giudizi scientifici in questo ambito? Gli scienziati non riescono nemmeno a mettersi d’accordo su come definire la razza stessa, o se la categoria esista in un senso significativo” (..) Ciò che colpisce lo storico che analizza l’antisemitismo in tutto il mondo per più di due millenni è la sua fondamentale irrazionalità. Sembra non avere senso, non più di quanto abbiano senso la malaria o la meningite. Nell’intera storia, è difficile individuare una sola occasione in cui un’ondata di antisemitismo sia stata provocata da una minaccia ebraica reale (e non immaginaria). In Giappone, l’antisemitismo era e rimane comune anche se non vi è mai stata una comunità ebraica di qualche dimensione (Paul Johnson, The Anti-Semitic Disease Hatred of Jews is not only irrational, it is self-destructive of nations as well as of individuals, Commentary, June 2005). Potremmo soggiungere che additare Israele, al contempo, quale grande potenza e come causa di tutti i mali, tenuto conto della sua piccolissima superficie (poco più di 22.000 km²) rasenta la follia.
In conclusione: l’attuale ondata di odio nei riguardi di Israel è una semplice riedizione del vecchio antisemitismo, vale a dire, di una manifestazione patologica della mente umana, ben delineata dall’immediato ultimo dopoguerra secondo i correnti canoni della psicoanalisi.