Gianni Riotta, La Repubblica, 3 gennaio 2024: “Sessista e volgare” Il New York Times stronca l’Italia dei cinepanettoni. Nell’edizione online si legge: “Cosa leggevano i tedeschi mentre i loro classici scrivevano” è uno dei radiodrammi che il critico Walter Benjamin scrisse un secolo fa, per cogliere il nesso fra cultura alta e cultura popolare . Con il New York Times, a firma dell’inviato Jason Horowitz, a dedicare un articolo ai 40 anni di cinepanettone, saga greve di commedie“. In quella cartacea: “La critica di Horowitz rimanda all’insegnamento che l’editore Giangiacomo Feltrinelli e lo scrittore Umberto Eco derivavano da Benjamin: per capire un Paese serve studiarne la cultura di massa“. Eco meritava il Nobel, e Feltrinelli ha prodotto e fatto produrre tanta benemerita letteratura ma, dal punto di vista politico, siamo certi che avessero visto giusto? Sì, in parte ma, dell’altra parte, che ne facciamo?
Sul citato NYT, vediamo: Jason Horowitz, Italy’s Raucous Holiday Classics Are Not Your Standard Hallmark Movies, 31.12.2023, dove eroicamente il nostro riferisce: Reporting from Cortina d’Ampezzo, Italy. Non è come scrivere da Gaza. Nell’articolo si apprende che “Gli intellettuali continuano a dirci che sono di basso livello. È basso, ma non capiscono: sono bassi apposta”, ha detto Claudio Cecchetto, 71 anni, un produttore musicale italiano che ha presieduto la festa da ballo dell’hotel. “Queste sono persone super intelligenti che hanno deciso di abbassarsi. Le persone vogliono solo divertirsi. Voglio dire, che diavolo.” Ora, assumendo che siano davvero “super intelligenti”, dovremmo pure pensare che siano soggetti di alta cultura che producono bassa cultura, shakerando l’una e l’altra fin a renderli inconfondibili. Ne abbiamo disquisito, però non vorremmo ripeterci, se non rimandare, qui, alla non scarsa letteratura sulla microstoria ed i suoi derivati, come si evince dal noto “complesso rock demenziale“, che forse voleva citare Erasmo da Rotterdam, nel suo Elogio della Follia, dove si legge che “quante più sciocchezze si scrivono, più si è apprezzati”.
Vediamo, però, pure Alan O’Leary, The Phenomenology of the cinepanettone, Italian studies, Vol. 66 No. 3, November, 2011, 431–43© The Society for Italian Studies 2011, il quale ci ricorda, e chissà perché, la Fenomenologia di Mike Bongiorno, di Umberto Eco. O’Leary conclude: “Suggerirei di comprendere e analizzare con simpatia quei gusti, il fascino, quel fenomeno. È una questione, se volete, di ambizione intellettuale: possiamo limitarci all’espressione di ripugnanza, oppure possiamo cercare di spiegare un fenomeno in tutta la sua complessità, non esimendoci dai suoi piaceri”.
Noi, però vorremmo tornare a Benjamin: Cosa leggevano i tedeschi mentre i loro autori classici scrivevano, in: Radio Benjamin – Walter Benjamin Edición de Lecia Rosenthal. Akal, España, 2015, dove si legge: “Ho diffuso una cultura media, come quella che aveva previsto Goethe per il futuro” (p. 349). Convogliando propositi (di Benjamin) e spropositi ( di qualcun altro) potremmo percepire che vi è qualcosa che scivola fra le mani: dov’è l’alta cultura? In Francia, i Nobel Jean-Marie Gustave Le Clézio piuttosto che Patrick Modiano. Da noi? Scrittori che copiano i titoli di altri libri e diventano ricchi e famosi. I cinepanettoni non sono soltanto film brutti, sono pure la conseguenza di un declino che non risparmia ciò che si insiste a chiamare alta cultura, alta come le montagne dove si svolgono alcuni cinepanettoni.