The Underground City or the Black Indies (Sometimes Called The Child of the Cavern) By Jules Verne Verne, Jules. Works of Jules Verne. Ed. Charles F. Horne.
Vol. 9. New York: F. Tyler Daniels Company, 1911. 277-394.
Jules Verne (Le Indie Nere o La città sotterranea) non è che avesse previsto la groviera di Gaza, ma taluni tratti dellla “Città sotterranea” a lui riconducono. Di città sotterranea se n’è disquisito, da noi c’è il bunker del Monte Soratte, sorto in epoca fascista, visitabile dietro prenotazione. Ma non è di quello che si voleva parlare, bensì del contrasto fra la visione pauperistica di Gaza e l’esistenza di una rete di tunnel attrezzatissimi e lunghissimi, ma anche larghissimi, che smentiscono la vulgata su Gaza povera e Israele ricca. La sola esistenza di una rete diabolica di 500 km., una Gaza di sotto contrapposta alla Gaza di sopra, munita di ogni mezzo tecnologico e talvolta così larga da poterci far passare un carro armato, altro scopo non poteva avere che la distruzione di Israele. La trappola è scatta il 7 ottobre, con l’uccisione di più di un migliaio di israeliani e il rapimento di quasi due centinaia di ostaggi. Gaza carcere a cielo aperto: questo è l tormentone sulla striscia, ma la scoperta della doppia città porta a domandarsi: se Israele controllava cosa entrava e cosa usciva, cosa avrebbe fatto Hamas se non vi fossero stati controlli: mille km. di tunnel anziché 500? La sola esistenza di questa incredibile rete di tunnel, che forse sarà impossibile da controllare, dovrebbe bastare per dimostrare quali mostri albergassero e alberghino a fianco dei kibbutzim israeliani. Leggo, su una testata web, degli articoli, che trasudano faziosità, di qualche professore universitario, dove si insinua in continuazione qualche accenno su ebrei ricchi/islamici poveri: certo, avendo un titolo e una posizione, non la mettono in quel modo, ma anche se non s’accorgono che l’impronta è quella, un osservatore non deve ammazzarsi di lavoro per identificarla. Ora, se sono così faziosi, non basterà loro nemmeno la visione di questa macchina da guerra fantascientifica per smuoverli.
Potrebbero provare a dire, sono stati gli eschimesi. In Judgment at Nuremberg (Vincitori e vinti), diretto e prodotto da Stanley Kramer e sceneggiato da Abby Mann (ambedue ebrei o di origine ebraica, come ama dire nella versione italiana del suo blog, ma non in quella inglese, un grande artista italiano o presunto tale), si svolge questo dialogo surreale fra il giudice Dan Haywood, impersonato da Spencer Tracy, ed il colonnello Tad Lawson, impersonato da Richard Widmark, al quale l’alcool ha sciolto la lingua: T.L.:” There are no Nazis in Germany. Didn’t you know that, Judge? The Eskimos invaded Germany and took over. That’s how all those terrible things happened. It wasn’t the fault of the Germans. It was the fault of those damn Eskimos” (“Non ci sono nazisti in Germania. Non lo sapeva, signor giudice? Gli eschimesi hanno invaso la Germania e l’hanno occupata. E’ così che si sono svolte quelle cose orribili. Non è stata colpa dei tedeschi. E’ stata colpa di quei dannati eschimesi“). Qui non c’entra Hamas, e come potevano a Gaza vedere i 500 km. di tunnel? Cari internazionalisti: riposatevi: sono stati gli eschimesi.