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Percezioni

  • Opinioni
  1. Downplaying 

Di Elly Schlein abbiamo già scritto, e in modo particolare sul suo côté ebraico. A tale riguardo, ella sosteneva che il padre frequentasse di rado la sinagoga, downplaying il proprio ebraismo. Ciò è stato confermato dal padre stesso, in un’intervista resa al Corriere del Ticino.

Sennonché dell’illustre genitore, professore emerito di storia e di scienze politiche, si racconta nella predetta intervista: “nei primi anni dello Stato di Israele Schlein era là, ha lavorato come volontario nel kibbutz di Nahal Oz, a pochi chilometri da Gaza, teatro di scontri il 7 ottobre di quest’anno. «La situazione al confine con la Striscia non è mai stata semplice» racconta il professore per esperienza diretta. «Anche negli anni ‘60 dormivamo con il mitra sotto il letto».

Ora, la Schlein raccontò (giustamente) che il padre non era osservante, però non mi pare di rammentare (salvo rettifica) che avesse detto dei trascorsi israeliani. Come accoglierebbe l’elettore di sinistra la notizia che il padre è, sì, poco osservante, ma che era, per dire, un sionista che dormiva col mitra sotto il letto?

Facciamo un passo indietro; Nel 2010 un lettore del Corriere della Sera domanda a Sergio Romano “quando vedremo almeno a Palazzo Chigi un ebreo italiano?”. Romano menziona, fra altro “tre Primi ministri di origine ebraica”: Alessandro Fortis, Luigi Luzzatti e Sidney Sonnino, asserendo che gli ebrei “sono ora presenti nelle Università, nel giornalismo, nel mondo della cultura, della finanza e delle libere professioni, ma assai meno presenti nelle grandi cariche direttive al vertice dello Stato. Posso fare qualche supposizione e immaginare che ciò sia dovuto al declino delle speranze riposte dalla comunità ebraica italiana nella nostra grande avventura nazionale. Ma si tratta per l’appunto di una semplice supposizione, difficilmente verificabile”. “Difficilmente verificabile”, però, intanto, l’ha detto. Questa tesi, che non mi pare particolarmente sexy, perché comporta che gli ebrei ce ne infischiamo del paese, ha riscosso una fortuna notevole in area accademica, anche se costituisce un esempio di scuola di ragionamento abduttivo.

Sembra più facilmente verificabile, soprattutto alla luce dell’isteria antisemita (pardon: antisionista) di questi giorni, l’ipotesi che avere un padre sionista, che dorme col mitra sotto il letto, possa alienare molte simpatie, con esiti poco lusinghieri in sede elettorale. Se così fosse, potremmo concludere che l’assenza totale di politici ebrei anche di media importanza (di scarsissima, siamo in tanti) sia dovuta al fiume carsico di antisemitismo, che si manifesta anche in quelli che tornano dai viaggi della memoria ad Auschwitz, per scrivere che gli ebrei facciamo ai palestinesi ciò che i nazisti fecero a noi.

2.Gite ad Auschwitz

Infatti, su un profilo aperto di Facebook leggiamo che quello che sta accadendo nella Striscia, non sarebbe la risposta all’orribile attentato compiuto da Hamas lo scorso 7 ottobre (che, si dice, se così fosse, sarebbe pienamente giustificata), ma una vera e propria pulizia etnica contro l’infelice popolo palestinese; non si vorrebbero colpire i terroristi di Hamas (che sarebbero con ogni probabilità al sicuro e lontani da Gaza), ma si vorrebbe distruggere un intero popolo, a partire dai bambini. Per poi soggiungere che molti docenti che come il cennato professore, per anni hanno organizzato e accompagnato centinaia di studenti in decine di “viaggi della memoria” (ad Auschwitz, a Dachau, a Mauthausen, a Sachsenhausen, a Terezin, a Treblinka, a Majdanek, nei ghetti di Varsavia e di Cracovia e di Lublino, a Fossoli, alla Risiera di San Sabba), sarebbero costretti ad ammettere che quegli orrori si ripeterebbero in Palestina.

Alla luce di queste reazioni, perché portare gli studenti ad Auschwitz, se la percezione che ne consegue è che gli ebrei fanno ai palestinesi ciò che i nazisti fecero loro? Se un professore che ha portato gli studenti ad Auschwitz sostiene che Israele non vuole colpire Hamas ma sterminare i palestinesi, perché considerarlo un caso isolato? Questo succede laddove si discorre del solo dolore, tralasciando più o meno olimpicamente le cause. Autorevoli rabbini l’hanno giustamente stigmatizzata come Shoahismo o come religione della Shoah: ecco gli esiti. Se si volesse continuare a portare gli studenti ad Auschwitz, bisognerebbe prima impartire qualche lezione, magari partendo da Yehuda Bauer e non certo da qualche sua/o disinvolta/o interprete.

  1. Douglas Murray

Murray propone una sintesi efficace che non tradisce la complessità, comprimendola sotto il peso delle parole, e lo fa sulle orme di Roger Scruton e di Paul Johnson. Nelle sue corrispondenze di guerra, svela come tanti ragionamenti altro non siano che coperture dei sottotesti. Nel caso di Gaza, Murray propone queste tesi:

a) La responsabilità dei gazawi andrebbe accostata a quella del popolo tedesco sotto il nazismo laddove, ad esempio, si sputa per strada sul cadavere di una giovane violentata, uccisa ed esibita come un trofeo. Poiché i soldati tedeschi erano traumatizzati dalle fucilazioni, i nazisti fecero ricorso alle gassazioni nei campi, invece, qui non si registrano quelle reazioni, bensì vi è l’orgoglio per gli eccidi.

b)Mentre notoriamente il nazismo fece di tutto per celare la Shoah, Hamas dichiara senza alcun problema di voler sterminare gli ebrei, senza ricorrere ai giri di parole (“Palestine will be free from the river to the sea”). Ciò vuol dire che mentre i nazisti erano consapevoli che si trattasse di una vergogna da nascondere, Hamas se ne vanta, e fa bene, laddove molti media occidentali nemmeno se ne accorgono;

c) Israele è accusata di genocidio, mentre si rileva l’esistenza di un boom demografico.

4.I due Stati

Potremmo aggiungere che la percezione è sostituita dalla rimozione, laddove latita ogni domanda su quali siano gli scopi e le rivendicazioni. L’Organizzazione per la Liberazione della Palestina si propone di immettere in Israele una quantità tale di rifugiati del 1948 (se allora avessero avuto, diciamo, vent’anni, oggi sarebbero quasi centenari) da cancellare l’ebraicità dello Stato sancita dalla Risoluzione Onu 181/1947. Dal canto suo, Hamas non si cura di ricorrere ad espedienti dialettici ed enuncia senza pudore i suoi scopi, che riguardano lo sterminio degli ebrei, mentre nei cortei si attribuisce a Israele lo scopo che invece persegue detta organizzazione.

Un sondaggio dell’Arab World for Research and Development, avente sede a Ramallah, del 14 novembre 2023, rivela che una percentuale importante della popolazione palestinese appoggia sia l’attacco selvaggio del sette ottobre, che la cancellazione di Israele. Soltanto il 17.2% vuole la soluzione dei due Stati. Appare kafkiano che in Italia si biasimi il governo israeliano per non adoperarsi abbastanza per una soluzione rifiutata sia da Arafat e Abbas che da tanta parte del popolo palestinese. La rimozione pressoché unanime del rifiuto da parte palestinese diventa un caso di scuola. Inoltre, laddove si addebita a Israele della noncuranza nei riguardi dei problemi palestinesi, si dimostra tutto il razzismo anti- arabo, nel trattare gli arabi come oggetti e non come persone, i cui problemi dovrebbero essere risolti dai soli ebrei.

  1. Ebrei e nazisti

 

Emanuele Buzzi (Il Corriere della Sera, 20.11.2023, p. 17) pubblica una ricerca dell’Istituto Cattaneo dove emerge che il 46.3% degli studenti universitari intervistati, appartenenti agli atenei di Milano Bicocca, Bologna e Padova, considera che il governo israeliano si comporterebbe coi palestinesi come i nazisti con gli ebrei. Asher Colombo, Presidente di detto Istituto, dichiara che il paragone coi nazisti “cresce in modo sensibile soprattutto a sinistra dopo il 7 ottobre, giorno dell’attacco di Hamas, e non dopo il 17, come ci aspettavamo, dopo l’esplosione dell’ospedale di Gaza”. Il Corriere riferisce che le cifre per chi vota a sinistra sono del 59,7% e si avvicinano al 70% nei giorni successivi allo scoppio della crisi. Assolutamente interessante è che emerga come l’adesione a modelli antisemiti sia maggiore per gli studenti con votazioni più basse alla maturità o che leggono meno libri. Di nostro aggiungiamo che, pur essendo vero che l’inchiesta è di notevole interesse e utilità,  non apparirebbe lecito meravigliarsi, perché il bombardamento da ogni dove di opinioni che convergono nella demonizzazione di Israele, doveva per forza sortire questo effetto. Piangersi addosso, per chi redige dei terribili testi scolastici (ma pure per chi posta video di “lezioni” e per chi fa l’opinionista d’assalto, ma anche per chi pubblica in ambito ebraico schede per i docenti dove sparisce l’antisemitismo di sinistra) equivarrebbe al comportamento di chi, dopo aver fatto fuori i genitori, chiede clemenza perché è orfano.

6. Vaccini

Un video promosso da un Municipio mostra un ragazzo con la kippah e una ragazza che indossa una kefiah, i quali corrono per via della Conciliazione, l’orrenda strada voluta dal Duce,  che tolse il colpo d’occhio della splendida Piazza di San Pietro. che abbagliava maestosa quando si sbucava dalle stradine di Borgo. Un sonoro apocalittico accompagna il loro scatto, che fa pensare ad una fuga oppure ad una rincorsa. Checché ne fosse, è una corsa goffa e improbabile, che vorrebbe essere molto cinematografica, ma che appare poco da Oscar e molto da Tapiro d’Oro.  La ragazza cade e il ragazzo le porge la mano per aiutarla a rialzarsi. Lei non trova di meglio che domandargli. “perché il tuo popolo ci vuole ammazzare?”

Ricorriamo alla filologia, all’ermeneutica o al casino organizzato (copyright Eugenio Fascetti)? Oppure ricorriamo ai vaccini, laddove si inocula un germe per combatterne un altro? Non riuscendo a decidere, mi riduco a pensare che il riferimento al popolo non esclude nessuno e comprende  tutti: ogni ebreo vorrebbe uccidere i palestinesi. L’uccisione degli ebrei è nello Statuto di Hamas (e non solo) mentre il popolo ebraico ha dato al mondo, nei dieci comandamenti, il divieto di uccidere. Nondimeno, se la frase è stata concepita e convogliata, è perché la si ritiene scontata, e quindi priva di controindicazioni.  Prima eravamo decidi, ora siamo genocidi. Posso nutrire qualche dubbio? Posso domandare come posso girare per la città se la onnicomprensività della frase rende di me un genocida? Mi daranno un caffè al bar? Oppure, essendo un genocida, me lo rifiuteranno? Scappo in Israele? No, troppo pericoloso. Resto in Italia? No, troppo pericoloso. Sono vittima di un messaggio di pace? Oppure di un vaccino, dove si inocula un germe per combattere lo stesso germe? Sarebbe troppo bello, è una soluzione che ho inventato qui, quasi una scialuppa di salvataggio per tutti, ma per me?