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Proporzionalità

 

Non conosco guerre in cui si sia chiesto al Paese attaccato di rispondere in modo proporzionale; tuttavia, non mi meraviglio che lo si chieda a Israele, perché questa è la normalità. È normale che gli ebrei siano trattati peggio. Secondo la definizione IHRA (che meriterebbe un’apposita trattazione) “applicare due pesi e due misure nei confronti di Israele richiedendo un comportamento non atteso da o non richiesto a nessun altro stato democratico” costituisce un comportamento antisemita. Tuttavia, è una definizione che denuncia un grande candore, perché se gli ebrei sono da sempre discriminati, lo Stato d’Israele è parimenti discriminato quale “ebreo fra le nazioni”.

Se ci facessimo guidare dai morti civili uccisi, poiché durante la seconda guerra mondiale i morti civili in Gran Bretagna erano molti di meno rispetto ai civili morti in Germania, dovremmo concludere che Churchill era un assassino e Hitler, invece, un santo. Questa è la conclusione che si chiama apagogica, ossia, la dimostrazione filosofica per assurdo. Perché applicarla soltanto a Israele? Perché non vi è nulla di più naturale che discriminare gli ebrei, un atteggiamento, al contempo, sia ripugnante sia inevitabile, in quanto l’antisemitismo è un dato culturale, naturale come la pioggia o la rugiada.

I diritti umani furono inventati dagli ebrei; i dieci comandamenti e la stessa religione ebraica, non erano, poi, tanto diversi dal Codice di Hammurabi, se non perché gli ebrei inventarono la moralità, per cui il Deuteronomio e il Levitico  impongono di applicare una stessa legge al nativo e allo straniero, mentre lo straniero (dhimmi) non ha nell’Islam siffatta eguaglianza. I terroristi di Hamas sono andati a uccidere gli abitanti del kibbutz, il quale costituisce il solo esperimento comunista riuscito al mondo, nel quale ciascuno dà quel che può e riceve ciò di cui ha bisogno. La differenza col comunismo “reale” è che non vi è costrizione: vi pare poco?

Israele riceve da decenni una pioggia di missili da Gaza, territorio dal quale si è ritirata nel 2005. Cosa vuole chi le lancia i missili? Nulla, non rivendica nulla, vuole soltanto uccidere ebrei, come recita lo Statuto di Hamas: “fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra o l’albero diranno: O musulmano, o servo di Allah, c’è un ebreo nascosto dietro di me – vieni e uccidilo”. Ora, se Israele avesse tenuto un atteggiamento proporzionale, e avesse a sua volta lanciato lo stesso numero di missili, avrebbe tenuto un comportamento contrario all’etica ebraica.

Cosa recita il diritto internazionale al riguardo? Lo Statuto di Roma vieta “lanciare intenzionalmente attacchi nella consapevolezza che gli stessi avranno come conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, lesioni a civili o danni a proprietà civili ovvero danni diffusi, duraturi e gravi all’ambiente naturale che siano manifestamente eccessivi rispetto all’insieme dei concreti e diretti vantaggi militari previsti” mentre  il Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949 relativo alla protezione delle vittime dei conflitti armati internazionali (Protocollo I) dispone “5.Saranno considerati indiscriminati, fra gli altri, i seguenti tipi di attacchi: a) gli attacchi mediante bombardamento, quali che siano i metodi e i mezzi impiegati, che trattino come obiettivo militare unico un certo numero di obiettivi militari chiaramente distanziati e distinti, situati in una città, un paese, un villaggio o in qualsiasi altra zona che contenga una concentrazione analoga di persone civili o di beni di carattere civile; b) gli attacchi dai quali ci si può attendere che provochino incidentalmente morti e feriti fra la popolazione civile, danni ai beni di carattere civile, o una combinazione di perdite umane e di danni, che risulterebbero eccessivi rispetto al vantaggio militare concreto e diretto previsto”.  Ne consegue che, se l’esistenza di una popolazione civile nel campo delle operazioni, non preclude gli attacchi, il discrimen riguarda soltanto la differenza fra aggressore e aggredito, nel qual caso vi è soltanto una parte che esce pulita, e il lettore non ha bisogno che gli si indichi quale sia.

 

Anche se vi è un’abbondante letteratura sulla legge del taglione, che in ogni caso risale alla notte dei tempi e che fu abbandonata da millenni, potremmo provare ad applicarla sul piano teorico. La cronaca registra il caso di Saman Abbas, uccisa perché non volle sposare l’uomo designato dalla famiglia; per un peccato veniale (ammesso che lo si ritenesse tale) è stata uccisa. In Iran, la donna che porta male il foulard, viene uccisa. C’è una proporzione? Per quale colpa Hamas tempesta di razzi Israele? Le Brigate Rosse, quando uccisero il fratello di un pentito, perché colpirono un estraneo? In tutti questi casi, perfino l’orribile legge del Taglione avrebbe prodotto meno danni. Ciò, non per difendere l’indifendibile Taglione, ma per mostrare come certa parte dell’umanità riesca a procedere a ritroso.

 

Hamas ha ucciso 1400 ebrei, sequestrando oltre duecento persone, fra cui vecchi, donne e bambini piccoli. Ha ucciso e bruciato; quando in Israele il filmato fu portato in Parlamento, si ebbero crisi di panico e svenimenti: non si può vedere. Per rispettare le proporzioni, Israele dovrebbe entrare a Gaza, stuprare, bruciare e mutilare. Tutta questa horribilia, tuttavia, è mero contorno dinanzi al vero peccato: mentire senza posa, dicendo che Israele non accetta uno Stato palestinese, quando la Risoluzione ONU 181/1947 che stabiliva due Stati, fu accettata dalla parte ebraica e fu rigettata da quella araba. Ma si può sempre cambiare, perché la coerenza non è una virtù. Altrimenti, chi dice che gli ebrei non accettano uno Stato palestinese farà come quello che, dopo aver ucciso i genitori, chiese di essere assolto perché era orfano.