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la pancia e la testa

Sul Corriere della Sera di oggi,  il mio amico Ernesto Galli della Loggia (io gli sono amico ma, nella mia follia, mi invento che, a sua volta, lui sia pure amico mio) scrive qualcosa di evidente: chi critica Israele non dice cosa Israele dovrebbe fare dinanzi alla scena dantesca del 7 ottobre scorso. Galli scrive spesso cose evidenti, non perché non sia capace di scrivere d’altro (l’ho visto tirare fuori dal cilindro repliche brillanti, a dimostrazione che è un eterno ragazzo) bensì perché il mondo è così smarrito che necessita gli si ricordi che l’acqua potrebbe essere bagnata e che il sole dà un suo piccolo ma importante apporto alla luminescenza. Non soggiunge (ma in passato l’ha fatto col BDS) che forse la colpa di questa sospensione del ragionamento potrebbe essere attribuita all’antisemitismo.  D’altro canto, come potrebbe tornare a ripetizione su un argomento che mette insieme il mistero e il suo svelamento, senza che se ne venga mai a capo? Peccato che sullo stesso Corriere vi sia un editoriale disegnato, sotto forma di una vignetta di Giannelli, dove un soldato israeliano e un terrorista di Hamas (pardon: un miliziano) siedono su una piramide di teschi, a dimostrazione che Israele è pari ai terroristi. Ora, se ci si mette pure Giannelli, un genio che con una mano dirigeva l’ufficio legale del MPS e con l’altra editorializzava (neologismo) coi quadretti, rectius vignette, vuol dire che è proprio finita. Ma anche il passato è finito, non solo il presente.  Prova ne sia quanto scrive Gianni Scipione Rossi (chi non lo adora non sarà uno scemo, ma ci va vicino, perché ogni suo libro è cibo degli dei) scrive di Italo Calvino sul suo blog: “Ebbene quel grande osannato scrittore, nel 1968, ricevute da un palestinese alcune poesie con la richiesta di poterle pubblicare, rispose che “In noi europei il trauma della persecuzione dei palestinesi ha una speciale risonanza, perché i loro attuali persecutori hanno sofferto le persecuzioni sotto il nazismo”. E aggiunge che, a suo parere, “le vittime del passato siano diventate gli oppressori di oggi è un fatto angosciante”. Aggredito un anno prima, Israele non avrebbe dunque dovuto reagire. Calvino non solidarizza con Israele aggredito, e conferma la sua “solidarietà agli oppressi palestinesi e ai loro combattenti della resistenza”. Il rovesciamento dei ruoli è un vizio veramente antico. Per questo non mi emoziona il centenario calvinismo. Se ne occupino i retori“. Bisogna riconoscere a Calvino una grande precocità, perché queste genialate  (altro neologismo) sono davvero avant la lettre.  Allora: non abbiamo, passato, non abbiamo presente, testa e pancia scambiano ruoli con disinvoltura; ma il futuro?: beh, il futuro è il passato remoto, quando qualche coorte fugge dall’alto medioevo e viene in Occidente per ululare il suo odio in modo forsennato. Parlatemi del tempo, non di tempo.