Alberto Luca Recchi, su RaiNews, 8 giugno 2023, intervento per la Giornata degli Oceani: “Occorre fare attenzione e mangiare in maniera consapevole. Non possiamo piu’ mangiare in maniera ignorante come faceva nonno e gli uomini preistorici. E invece, talvolta, mangiamo come nel paleolitico. (..) voglio evitare che i miei nipoti, un giorno dicano: “nonno AL mangiava come un uomo delle caverne.” (..) Se un amico vi invita a cena e vi dice: “ti preparo l’orso alla griglia e il lupo in umido” voi gli rispondete: “ma sei matto?”. Se invece vi dice: “stasera pesce spada alla griglia e palombo in umido”, probabilmente rispondete, “il vino bianco lo porto io”. Ma pesce spada e squalo (il palombo è uno squalo), sono gli equivalenti in mare degli orsi e dei lupi. In natura non è previsto che i super predatori siano mangiati da qualcun altro”.
Vediamo, però, cosa dice la legge ebraica:
Levitico
11:12:Tutto ciò che non ha né pinne né squame nelle acque sarà per voi in abominio.
Deuteronomio:
14: 9 Fra tutti gli animali che vivono nelle acque potrete mangiare quelli che hanno pinne e squame;
14:10] ma non mangerete nessuno di quelli che non hanno pinne e squame; considerateli immondi.
Pur consapevoli di poter sbagliare, dobbiamo ammettere che ciò che auspica il bravissimo e prestigioso Recchi, al quale bisogna essere grati, a noi ricorda anche (a torto o a ragione) l’ebraismo, il quale, già millenni addietro, era così moderno da poter essere, ora, fra i piani per il futuro. Le considerazioni ora dirompenti sul piano dell’ecologia, dell’alimentazione e dei diritti umani, già planavano su quel piccolo popolo ai primordi della civiltà. In tal senso, una rilettura dei predetti aspetti potrebbe rivelarsi stimolante.
Hanna Arendt (Una rilettura della Storia Ebraica – Marzo 1948, in: Ebraismo e modernità, Feltrinelli, Milano, 1993, p. 94) scrisse: “Il modo in cui Scholem affronta e rivaluta il misticismo ebraico non solo colma una lacuna, ma cambia in effetti l’intero quadro della storia ebraica. Uno dei mutamenti più importanti è l’interpretazione, del tutto nuova, del movimento di riforma e degli altri orientamenti moderni che hanno rotto con l’ortodossia. Questi sviluppi venivano solitamente considerati come conseguenze dell’emancipazione di determinati settori del popolo ebraico e come effetti inevitabili di un adattamento recente alle esigenze del mondo dei gentili“. Non pare sfiorata dal pensiero che il connotato moderno degli ebrei fosse, in realtà, vecchio di millenni, e pertanto nemmeno appare sfiorata dal timore di essere storicista. Eppure, ne “La morale della storia” (id, p. 77) aveva scritto: ” una nazione è tanto più vitale quanto più vivo è in essa il ricordo del suo passato“. Oh, è pur vero che qualcuno, nel mondo intellettuale (Heidegger?) potrebbe averle rilasciato, forse nottetempo, lettere di corsa impalpabili e, paradossalmente, solide.