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Rosaspina identitaria (e conservatrice)

  • Opinioni

Ernesto Galli della Loggia (Difendo l’idea di natura, Corriere della Sera del 3 settembre 2023) sostiene che il vero conservatore non deve guardare al passato ma tutelare due idee che la cultura progressista intende superare: la Natura e la Storia, in quanto la posizione conservatrice non ha più davanti a sé l’illuminismo, il liberalismo o il socialismo, bensì l’anfibologico progressismo, che conosce soltanto il progresso tecnico-scientifico, che sostituirebbe la libertà con una sorta di mancanza di vincoli, un ‘liberi tutti’, appannaggio perlopiù dei bianchi, liberi e benestanti.

Ne discende – soggiungo- il portato del pensiero di Jean-François Lyotard, l’Amerigo Vespucci che capisce di essere al cospetto della (disgraziatissima) postmodernità, che rinuncia a cercare le chiavi, optando per abbattere le porte a spallate.

La natura: quando la splendida Simone de Beauvoir pone le basi del progressismo, sostenendo che donne non si nasce ma si diventa, spiega al contempo come si possa decidere della propria natura. Quando scrissi “Il ritorno della volontà” (Giuffrè, 1999) pensavo al liberalismo, altrimenti non avrei disquisito di “ritorno” ma di svolta. Potremmo proporre quale paradigma del “soggettivismo radicale” (Galli della Loggia dixit) ciò che porta il legislatore svizzero a consentire di cambiare genere con la sola dichiarazione all’autorità competente (Art. 30b 1 Chi ha la convinzione intima e costante di non appartenere al sesso iscritto nel registro dello stato civile può dichiarare all’ufficiale dello stato civile di voler modificare tale iscrizione. 2 Il dichiarante può far iscrivere uno o più nuovi prenomi nel registro. 3 La dichiarazione non ha effetti sui rapporti retti dal diritto di famiglia. 4 Occorre il consenso del rappresentante legale se: 1. il dichiarante non ha ancora compiuto il sedicesimo anno di età; 2. il dichiarante è sotto curatela generale; o 3. l’autorità di protezione degli adulti lo ha ordinato).

Ancora, Galli della Loggia conclude che “Oggi opporsi al progressismo — in questo senso essere conservatori — ha poco del reazionario ma assai di più incarna una posizione di cautela e di dubbio necessari di fronte agli applausi scroscianti pronti a levarsi dappertutto verso il sempre nuovo, verso l’irrisione o la distruzione di quanto non lo è. Oggi una posizione conservatrice ha paradossalmente quasi la funzione di un «katéchon», di qualcosa che trattiene da una deriva potenzialmente fuori dall’umano”. Casualmente, ma non sempre casualmente, Il Journal of Posthuman studies spiega così sé stesso: “I confini fra umano e “l’altro”, tecnologico, biologico ed ambientale, sono erosi e le percezioni circa la normalità sono oggetto di sfida”.

Non è paradossale che Gertrude Stein, scrivendo “Rose is a rose is a rose is a rose” (Sacred Emily; il periodo sulla rosa varia a seconda delle accezioni inglesi) abbia posto, anche ma non solo,  le basi per il predominio, finanche arrogante, della natura, perché il paradosso andrebbe rivisto, quanto meno alla luce di un’ipotetica legge della frequenza. Su Gertrude Stein: “la sua frase – disse lei – rifece rossa la rosa per la prima volta dai tempi di Shakespeare” (W.G. Rogers, Gertrude Stein is Gertrude Stein is Gertrude Stein, Her life and work, Thomas Y. Crowell Company, N.Y., 1973, p. 90). Possiamo ipotizzare che quel verso non solo sia vicino al principio aristotelico di identità: A è A e non può essere non A (corredato dal principio di non contraddizione e dal principio del terzo escluso) ma che si spinga addirittura a contrapporsi, brutalmente, al mero infingimento.

Ad esempio, la denuncia dell’appropriazione culturale (a spese) dell’ebraismo potrebbe militare in favore del neo conservatorismo, in quanto contrapposto alla banalissima falsificazione della realtà e al mero infingimento; ci è ancora preziosa la sensibilità di una specie minacciata (il maître à penser) a vantaggio dei fenomeni mediatici, e questa conservazione della specie non sembrerebbe surrogabile.