Su Il Foglio del 2 agosto 2023 troviamo un articolo a firma Carmelo Caruso, intitolato “Tolkien di cittadinanza“, mentre il catenaccio recita: “ossessionati dal ‘Signore degli Anelli’, Meloni e Sangiuliano impongono alla GNAM una mostra evento….”
Yvette Alt Miller, su Aish, scrive: ” Quando un editore tedesco chiese a J.R.R. Tolkien di dimostrare la sua ascendenza ariana affinché Il Signore degli Anelli fosse tradotto in tedesco, egli rispose: “Se devo capire che stai chiedendo se sono di origine ebraica, posso solo rispondere che mi dispiace di non avere antenati di quel popolo dotato”. In compenso, il suo bisnipote è ebreo, in quanto il nipote Simon sposò l’ebrea americana Tracy Steinberg, dando alla luce Nicholas, un ebreo osservante appassionato sia delle opere del bisnonno, che considera un grande filosemita, che della storia ebraica. In particolare, nel 2017, ha scritto e messo in scena il dramma Terezin. Per contro, P. J. Grisar (Forward, 2 gennaio 2023, prima stampa nel 26 luglio 2019) sostiene che “Al di là degli gnomi, alcuni angoli piuttosto grossolani di Internet si preoccupano di presentare Gollum ossessionato dall’anello e il consigliere strisciante e oleoso del re di Rohan, Gríma Vermilinguo, come cripto-ebrei. Un minuto trascorso su Google indica che la maggior parte di coloro che propongono queste interpretazioni sono antisemiti che portano il proprio pregiudizio nella loro analisi. È dubbio che Tolkien intratterrebbe tali letture, anche se, se fosse in giro oggi, potrebbe benissimo applaudire a quelle teorie su Twitter. In effetti, se fosse vivo, dovrebbe cogliere personalmente il suggerimento”. In ogni caso, anche Grisar sostiene che Tolkien fosse un simpatizzante degli ebrei. Furio Jesi (Mito, Mondadori, 1980) ebbe a cimentarsi sulla c.d. macchina mitologica. Jesi scrive che “L’Eliade, nelle sue opere più rivelatrici, meno riconducibili allo schema del manuale o del saggio accademico, distingue due tipi fondamentali di giustificazione metastorica degli eventi storici: la storia intesa come eterno ritorno, perennemente rinnovante il mito, oppure intesa come una serie di teofanie sempre nuove, secondo l’esperienza religiosa (che egli dichiara implicitamente “non mitologica”) ebraico-cristiana. Con l’esperienza religiosa ebraica il D-o oscuro che fa da sfondo alle mitologie venne in primo piano, quale forza direttamente agente nella storia, e perse così una parte della sua oscurità, quasi acquistando volto” (p. 68). Per poi concludere rilevando le “posizioni della “destra tradizionale”, che giungono, sì, fino a dichiarare non esistente il mito, ma al tempo stesso traducono la sua non esistenza in esistenza sui generis di sostanza metafisica, sacrale” (cit., p. 88). Troviamo, quindi, una contrapposizione fra posizioni e letture “spirituali” e “materialiste” della nazione, che potremmo provare a rendere nell’ulteriore antinomia fra chi crede e chi evince. Sennonché, questa frattura è anche presente, sotto mentitissime spoglie, nella cesura fra chi studia per capire e chi studia per confermare. Tutto questo, laddove non raggiunga il parossismo, non sarebbe altro che un minuto paragrafo di qualsiasi appunto frettoloso sulla natura umana. Tant’è che la mitodinamica, per Enrico Manera, “può operare principalmente in funzione fondante, nel porre il presente in una storia necessaria e immutabile che serve a legittimare un potere stabile e dominante mediante una “teologia politica” (ne sono esempi il mito di Osiride in Egitto, l’Esodo per l’antico Israele, il ciclo troiano per Roma; il Golgota per il cristianesimo delle origini)“, in: Macchine mitologiche, Identitarismo, razzismo e antisemitismo, Schede UCEI , Scuola e memoria, 2022. Manca il marxismo, sul quale vedi il riferimento ad un “nucleo mitopoietico che anima la macchina ideologica del marxismo. Cfr. V. Strada, Marxismo e post marxismo, in Storia del marxismo, vol. 4, Il marxismo oggi, Torino, 1982. Il saggio di Strada colpisce come una sorta di affresco duecentesco, forte e raffinato insieme, ma totalmente privo di prospettiva, nel caso specifico di prospettiva storica, la cui mancanza falsa notevolmente il giudizio”, Metodologia storica e teoria marxista delle classi sociali, Enrico Guaita, Studi Storici , Oct. – Dec., 1982, Anno 23, No. 4 (Oct. – Dec., 1982), p. 726, nota 5. Esiste però (anche) il Tolkien che, saltando i tempi, polemizzava con Coleridge e lo faceva sul filo della più stretta logica (Emanuele Calò, La questione ebraica nella società postmoderna, Esi, Napoli, 2023, p. 27). Quale posizione adottare nella tenzone mitopoietica? Quella di sperare che, nel distinguere realtà e fantasia, si parteggi per la prima, pur godendo la seconda.