Abstract: Céline told the German Ambassador during a dinner in the Embassy in January 1944 that it was obvious that Hitler was dead and that the Jews had replaced him by a sort of puppet.
Su La Lettura del Corriere della Sera (n° 603/2023), Stefano Montefiori intervista Emmanuel Carrère, le cui reminiscenze céliniane mi servono per una assai freudiana freie assoziation: grazie. Carrère cita Jacques Benoist-Mechin, al quale risalgo agevolmente: “Una mattina del febbraio 1944 mi squilla il telefono. Quale sorpresa ho a sentire la voce dell ambasciatore Otto Abetz…” Allora venite domani a cena all’Ambasciata… Ci saranno solo Drieu, Céline, Gen Paul e tu “. Nel corso della cena Céline “ad un tratto esplode: – Basta! ha detto, basta! Ne ho abbastanza di ascoltare le sue stronzate!… E lei, signor ambasciatore, si rifugia dietro figure raccolte nella pattumiera di tecnocrati affettuosi!… Perché non ci dice che Hitler è morto? ? … Ma non serve essere un Ambasciatore per saperlo: è illuminante! Gli ebrei lo sostituirono con uno di loro! “…. Un altro è stato messo al suo posto. Guardatelo! Ogni suo gesto, ogni sua decisione sono prese per assicurare il trionfo degli ebrei”.
Guarda caso, risaliamo ad André Gide (Les caves du Vatican) senza nascondere il fatto che la nostra associazione libera è banale per quanto scontata: “—Nel dicembre 1892 il papa scrisse queste due lettere. Sig.ra…
Si sedette di nuovo, avvicinò bruscamente la sedia al divano e afferrò il braccio della contessa:
— Un mese dopo il papa fu imprigionato.
La contessa insistendo a tacere, il canonico le lasciò andare il braccio e riprese con tono più calmo: “Non ho cercato, signora, di farti dispiacere per le sofferenze di un prigioniero; il cuore delle donne è sempre pronto a commuoversi davanti allo spettacolo della sventura. Mi rivolgo alla vostra intelligenza, Contessa, e vi invito a considerare lo scompiglio in cui ci ha gettato, cristiani, la scomparsa del nostro capo spirituale. Sulla fronte pallida della contessa comparve una leggera ruga. «Non ci sono più papi che siano orribili, signora. Ma non importa: un falso papa è ancora più terribile. Perché per nascondere il suo delitto, cosa dico? per invitare la Chiesa a smantellare se stessa e ad arrendersi, la Loggia ha installato sul soglio pontificio, al posto di Leone XIII, non so quale scagnozzo del Quirinale, quale manichino, ad immagine della loro santa vittima, che impostore, al quale, per paura di nuocere alla verità, dobbiamo fingere di sottometterci, davanti al quale, infine, oh vergogna! al giubileo si inchinò tutta la cristianità.
A queste parole il fazzoletto che si stringeva tra le mani si lacerò.
— Il primo atto del falso papa fu quell’enciclica troppo famosa, l’enciclica alla Francia, con la quale sanguina ancora il cuore di ogni francese degno di questo nome. Sì, sì, lo so, signora, quanto soffrì il suo grande cuore di contessa nel sentire la santa Chiesa negare la santa causa della regalità; il Vaticano, dicevo, applaude la Repubblica. Ahimè! state tranquilli, signora! siete stata giustamente sorpresa. Rassicuratevi, Madame la Contessa, ma pensate a ciò che soffrì il Santo Padre prigioniero, sentendo questo scagnozzo impostore proclamarsi repubblicano! “
Louis-Ferdinand Céline (nome d’arte di Louis Ferdinand Auguste Destouches), nel Pantheon delle lettere e antisemita feroce, doveva conoscere Les caves du Vatican (I sotterranei del Vaticano) del 1914. Con la suddetta sortita nell’ambasciata, Céline compie durante una chiacchierata annunciatasi come distensiva, ciò che Gide avrebbe potuto rubricare come una sotie (lo aveva fatto con Les Caves..) ma questo non basta per dargli dell’incapace e, di conseguenza. per assolverlo. Le ultime parole di “Viaggio al termine della notte” (Voyage au bout de la nuit) sono: “che non se ne parli più” (qu’on n’en parle plus): l’idea è buona, ma inattuabile. Vediamo quanto sia vero che Life imitates Literature. Ma anche questa potrebbe apparire come una sotie. Non a caso Carrère (D’autres vies que la mienne) cita Bouvier que cita Céline: “la pire défaite en tout c’est d’oublier“, il quale oblio, nel nostro caso, investirebbe l’antisemitismo di Céline il quale in Bagatelle per un massacro (1937) scriveva “.. Gli Ebrei sono a casa loro ovunque… da quel momento è
giusto!… Gli Ebrei, « Civis devorans », non smettono mai di piombare, scagliarsi avidamente, ancora, sempre, su qualche nuovo territorio… Arrivano allora in bande, camuffati, sinuosi, flessibili, avidi…
banchieri, virtuosi, pellegrini, cugini, cineasti, ministri, Potenze equivoche… Sono subito adottati, adattati,vezzeggiati, stimolati, informati a fondo… amati… Sono i signori della terra… Niente di più normale!..” George Bernanos fu laconico: “stavolta Céline ha sbagliato urinatoio“.