Finalmente, dopo 23 anni, vede la luce questo gioiello della letteratura yiddish, tradotto da Sigrid Sohn e da me: tanti ne sono occorsi prima di riuscire a trovare un editore.
Di che cosa si tratta, è presto detto: i bambini, come tutti sappiamo, prima di nascere sono degli angioletti e stanno in Paradiso. Quando arriva il momento di nascere, un angelo specificamente addetto a questo compito porta l’angioletto al confine fra il Paradiso e la terra, gli taglia le ali e gli dà un buffetto sul naso, e poi lo spedisce giù. La funzione del buffetto è quella di fargli dimenticare tutto ciò che ha visto, imparato e vissuto in Paradiso (è per questo che i bambini, quando nascono, non sanno niente e non sanno fare niente). Il nostro Shmuel-Abe, però, voce narrante e protagonista di questa storia, con uno stratagemma riesce a evitare il buffetto, e di conseguenza arriva giù con tutti i ricordi intatti, che provvede a raccontare. E così incontriamo angeli e gente comune, i santi Patriarchi coi loro difetti e le loro debolezze (santi sì, ma pur sempre uomini), ricchi e poveri, gente per bene e gente per male, sfruttati e sfruttatori (sì: il Paradiso, almeno per il momento, non è un Paradiso per tutti), re Davide che ancora non ha perso il vizio di correre dietro a tutte le donne che gli capitano a tiro… Un Paradiso, insomma, che non assomiglia per niente a quello che noi “conosciamo”, e non è facile credere a questo Paradiso che assomiglia molto più a uno stetl dell’Europa orientale che al luogo di beatitudine che aspetta i giusti dopo la morte; d’altra parte non possiamo dimenticare che noi, il “nostro” paradiso, lo immaginiamo, mentre lui ci è vissuto: perché dovremmo dunque credere più al nostro che al suo?
C’è un po’ di tutto, in questo libro: un vivo affresco della vita – molto spesso dura e piena di ingiustizie – dei villaggi ebraici dell’Europa orientale, denuncia sociale, poesie (Manger era soprattutto poeta, e anche in questo romanzo ci sono numerose poesie – e posso dire, con orgoglio, che la loro resa con metro, rime, e contenuto perfettamente fedele al testo originale, è interamente opera mia), e un infinito amore per quel mondo perduto tra le ceneri di Auschwitz.
Itsik Manger, Le meravigliose avventure di Shmuel-Abe Abervo, Belforte
