Abstract: Don Milani (1923-1967) Catholic priest and teacher born Jewish, author of the famous book “Letter to a teacher”, protested against the inequality between rich and poor, which according to him was exalted by the school system. His teaching is still much discussed today, because it is considered that he lowered the level of the school through a lack of rigor and an increase in indulgence
“Cara signora, lei di me non ricorderà nemmeno il nome. Ne ha bocciati tanti“. Questo è l’incipit di Lettera a una professoressa, di Don Milani, forse troppo severo, se non altro perché costei era solo una docente e, se non poteva bocciare, non si capiva cosa stesse a fare. Don Milani, ebreo che non ha lasciato traccia del suo ebraismo, potrebbe averne lasciato qualche indizio nella scelta dei toni apocalittici? Valentino Rubetti lo nega, ricorrendo anche a testimonianze ed opinioni (Don Milani in controluce, Armando, Roma, 2017, p. 44) ma l’analisi non persuade, perché non se ne esaminano il profilo psicologico e la personalità stessa. Tant’è che leggiamo: “Mons. Bensi così osserva: non vedo come sia possibile rendere per immagini questo punto, cioè il modo come lui sia passato da una posizione di assoluto distacco e di raffinatezza in cui solo lui ed alcuni altri pochi si ritrovavano …(élite ebraica fatta di meravigliosa intelligenza) ambiente, in cui dominava il disprezzo supremo …raffinato …sterilizzato ,.. il resto era merda e poi, ripeto, come sia passato alla più assoluta donazione (..) perché come tutti gli israeliti (e come me) era ambiziosissimo“. Il predetto Mons . Bensi ravvisa in Don Milani “l’atavica ambizione ebraica di primeggiare“(Maurizio Di Giacomo, Don Milani tra solitudine e Vangelo, Borla, Roma, 2002, pp. 302 e 304).
Oggi Ernesto Galli della Loggia sul Corriere si meraviglia che ‘un nemico giurato dell’istruzione scolastica quale strumento di emancipazione delle classi popolari come fu Don Lorenzo Milani, dove questa avversione ferocemente sarcastica poteva leggersi ad ogni riga – sia poi diventato il nume tutelare, quasi il profeta ufficiale, della “scuola democratica” italiana’.
Lo stesso Ernesto Galli della Loggia (Corriere, 5 giugno 2018) ha elaborato una serie di proposte, alcune delle quali potrebbero valere per le Scuole ebraiche:
1) Reintroduzione in ogni aula scolastica della predella
2) Reintroduzione dell’obbligo per ogni classe di ogni ordine e grado di alzarsi in piedi all’ingresso nell’aula del docente.
3) Divieto deciso nei confronti di tutte le «occupazioni»
4) Cancellazione di ogni misura legislativa o regolamentare che preveda un qualunque ruolo delle famiglie o di loro rappresentanze nell’istituzione scolastica.
5) Divieto di convocare gli insegnanti ad assemblee, riunioni, commissioni e consigli di qualunque tipo per più di tre o al massimo quattro volte al mese.
6) Sull’esempio del Giappone, affidamento della pulizia interna e del decoro esterno degli edifici scolastici agli studenti
7) divieto assoluto agli studenti (pena il sequestro) di portare non solo in classe ma pure all’interno della scuola lo smartphone.
8) Obbligo per tutti gli istituti scolastici di organizzare e tenere aperta ogni giorno per l’intero pomeriggio una biblioteca e cineteca innanzi tutto!».
9) Alle gite scolastiche sia fatto obbligo di scegliere come meta solo località italiane.
10) Istituti e «plessi scolastici» devono essere intitolati al nome di una personalità illustre
Chissà se, a quest’ultimo riguardo, Galli della Loggia ricordava il Liceo Marilyn Monroe del film ‘Bianca’ di Nanni Moretti. In ogni caso, aggiungerei un’undicesima proposta: controllo da parte del corpo docente della qualità dei testi scolastici, perché molti sono pieni di sfondoni e finanche di non contenimento (si fa per dire) dell’avversione etnica e religiosa, mediante riferimenti storici troppo spesso discutibili.
Il 18 Ottobre 1975, sullo stesso giornale, Pier Paolo Pasolini propose di: “1) abolire immediatamente la scuola media dell’obbligo; 2) abolire immediatamente la televisione. Quanto agli insegnanti e agli impiegati della televisione possono anche non essere mangiati, come suggerirebbe Swift: ma semplicemente possono essere messi sotto cassa integrazione”. Nemmeno a dirsi, le proposte di Galli della Loggia (che condividiamo, per quanto poco possa valere la nostra adesione) vanno in direzione opposta a quelle di Don Milani, ma questa è un’ovvietà, che ogni tanto ci cade dalla penna. Invece, come qualche volta è stato ricordato, il grande Pasolini forse ha subìto il fascino delle idee di Don Milani, seppur con qualche caveat.
Don Milani scriveva che le lingue le creano i poveri mentre i ricchi le cristallizzano; qui l’autore richiamava (inconsapevolmente?) il tema del rapporto fra cultura alta e cultura bassa, ma lo fa bene, se non altro perché è verosimile che sia la maggioranza a creare i vocaboli e la minoranza ad accoglierli in sede teorica.
E’ stato rassicurante scoprire che la vecchia scuola era piena di difetti, ma se poi siamo tutti d’accordo sul declino culturale del Paese, qualche dubbio dovremmo farcelo venire. Il trionfo della volontà fa piacere, ma il mero arbitrio non ne è mai un gran rimpiazzo; certo, è difficile vivere in società, ma per non farlo bisognerebbe essere una divinità, oppure una bestia. Va a finire che il buon vecchio Aristotele non aveva tutti i torti.
“Una scuola che seleziona distrugge la cultura. Ai poveri toglie il mezzo d’espressione“, diceva Don Milani, ma la selezione serve anche a far scegliere la strada più idonea alle proprie capacità. “La scuola selettiva è un peccato contro D-0 e contro gli uomini” , soggiungeva. Ipotizziamo, però, che fra gli elementi di selezione vi sia la volontà d’apprendere, la buona volontà, e quella è una selezione. “L’ascensore” – scriveva ancora Don Milani – “è una macchina per ignorare gli inquilini“. Se stupisce anche a noi l’eco che ha tuttora l’autore, sarebbe nondimeno errato passare ad altro, perché il cospirazionismo che non è assente da quelle pagine è lo stesso di cui si è alimentato il comunismo, che non ha lasciato di sé un bel ricordo. Leggiamo Don Milani.