Oggi Henry Kissinger compie 100 anni e due giorni: auguri. Come Segretario di Stato USA ha aperto alla Cina, fino a quel momento quasi uno Stato dimenticato, per non dire peggio, e che ora si appresta a sostituire lo Stato (mal) rappresentato dallo stesso Kissinger. E’ stato un successo? Si potrebbe ipotizzare che l’Unione Sovietica, che il Segretario di Stato indebolì separandola dalla Cina, fosse destinata a finire come l’Impero Austro-Ungarico, una struttura bellissima (si fa per dire) ma obsoleta, destinata a polverizzarsi. Con una aggravante: Francesco Giuseppe era nato da due anni quando fu creata l’eccellente Sachertorte, mentre quando nacque Stalin (oppure: Brezhnev o Andropov) i passabili Blini esistevano da millenni. Kissinger è un uomo di successo, e ciò è acquisito. Meno agevole è capire se il successo sia stato riscosso per sé oppure per il Paese che rappresentava.
Scomodando i seguaci di La Palice, ora Kissinger nota che ” Una “seconda guerra fredda”, combattuta tra Stati Uniti e Cina, potrebbe essere più pericolosa della prima, che contrappose Washington a Mosca. Lo ha affermato l’ex consigliere presidenziale per la sicurezza e segretario di Stato americano Henry Kissinger, in un’intervista allo storico britannico Niall Ferguson, pubblicata dal quotidiano spagnolo “El Mundo”. “Due Paesi capaci di dominare il mondo – gli Stati Uniti e la Cina – si affrontano come ultimi contendenti. Sono governati da sistemi interni incompatibili”, ha detto Kissinger, secondo il quale una guerra tra Washington e Pechino “potrebbe rovesciare la civiltà, se non distruggerla del tutto“. Non si domanda – prudentemente – se lui abbia qualche pur lontano rapporto con questo scenario.
Con l’avvicinarsi del momento di soffiare le cento candeline sulla torta, alcuni media ebraici si sono ricordati delle sue diverse manifestazioni di insofferenza nei riguardi degli ebrei, estraendo dal baule dei ricordi qualche dichiarazione raccapricciante, connessa però spesso con la sua qualità di ebreo. Vogliamo però trattare male uno che ha appena compiuto i cent’anni?
Ma sì, trattiamolo male: nella sua celebre intervista a Orianna Fallaci, spiegò che amava agire da solo: “sono come il cowboy che entra da solo nel villaggio” e nel dirlo avrà sicuramente pensato a High Noon, ossia, Mezzogiorno di Fuoco, con Gary Cooper. E avrà sentito attorno a sé “Do not forsake me”, scritta da Dimitri Tiomkin. La quale soundtrack, però, era uguale a Dem Milners Trern. Una canzone yiddisch, e per uno jekke come lui la cosa doveva essere pesante.