Yvette Alt Miller (Aish, 23 aprile 2023) prende le mosse da una cronologia:
Re Salomone costruisce il Primo Tempio nell’827 a.c.;
Re Nabuccodonosor lo distrugge nel 423 a.c.;
Il Tempio risorge nel 350 a.c., ma l’Arca dell’Alleanza è sparita per sempre.
Re Erode nel 19 a.c. allarga il Tempio il quale ne guadagna in magnificenza (nel 63 a.c. l’Impero Romano aveva conquistato Gerusalemme),
Nel 66 d.c. Nerone nomina governatore Gessius Florus, il quale umilia e massacra gli ebrei, dando luogo alla Guerra Giudaica, che dura quattro anni;
Il generale Vespasiano cinge d’assedio Gerusalemme, completandone la distruzione grazie all’intervento di Tito;
Tito torna a Roma con cinquantamila ebrei resi schiavi assieme all’immenso bottino frutto del saccheggio dei beni degli ebrei, compresa la Menorah d’oro del Tempio;
Nel 79 d.c. Tito diventa Imperatore e progetta la costruzione del Colosseo (l’Anfiteatro Flavio), grazie alle ricchezze rubate agli ebrei (si è trovata questa epigrafe: «L’imperatore Cesare Vespasiano Augusto fece erigere il nuovo anfiteatro con i proventi del bottino») ed usufruendo della manodopera schiava degli ebrei. Mentre il Tempio di Gerusalemme – scrive Miller – era un veicolo di santità, il Colosseo ospitava un’orgia di morte.
Molto è cambiato, anche se secondo Repubblica del 6 marzo 2023, nello stadio di Napoli, dei tifosi in trasferta avrebbero intonato: “So’ razzista, c’hai er padre deportato e tu’ madre è Anna Frank, romanista rabbino“; che nei Vangeli lo stesso Gesù che sarebbe al centro della fede di queste persone fosse egli stesso un Rabbino, poco importa. In fondo, duemila anni sono molto per un singolo, e molto poco in termini storici. Ora, se gli ebrei sono così svillaneggiati in tutti gli stadi d’Italia, qualche riflessione non superficiale andrebbe pur svolta.