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PESSIMISMO 1. Godersi il viaggio

PESSIMISMO 1

Godersi il viaggio

Ho già avuto, in passato, occasione di trattare della questione dell’ottimismo e del pessimismo. Il giornale Italia Israele Today, nel numero del 25 maggio 2016, a proposito di una mia affermazione scherzosa, in cui paragonavo me stesso al pessimista e brontolone Kit Carson, e Sergio Della Pergola al sempre ottimista e fiducioso Tex Willer, pubblicò una gustosa vignetta in cui venivano riprodotti i volti dei due noti eroi a fumetti, con le scritte di riconoscimento Kit Lucrezi e Tex Della Pergola. Per me, ovviamente, l’accostamento a due grandi eroi (uno a fumetti, l’altro ben reale), fu un grande onore, di cui ringraziai il Direttore, il bravissimo e compianto giornalista Gianpaolo Santoro.

Scrissi, quella volta, che, se nel privato tendo in genere a essere ottimista, sul piano pubblico e storico non ci riesco proprio. Mi rendo conto che è un limite. Gramsci invocava, contro il pessimismo della ragione, l’ottimismo della volontà, e Shimon Peres pronunciò una frase molto bella: “la vita degli ottimisti e dei pessimisti finisce allo stesso modo, ma almeno i primi si saranno goduti il viaggio”. Non mi godo il viaggio, lo so, e non credo a sufficienza nell’ottimismo della volontà. So bene che, senza quest’ultimo, non si possono mai realizzare sogni, utopie, visioni. Nessun costruttore di storia (Lincoln, Herzl, Churchill, Ben Gurion, Luther King…) può permettersi il lusso di essere pessimista, le difficoltà apparentemente insormontabili possono essere superate solo con una grande dose di fiducia nell’aiuto della sorte, con la convinzione – magari ingenua – che, come si dice, il destino aiuta gli audaci, e l’azione dell’uomo, quando indirizzata a una giusta causa, non può non trionfare.

Qualcuno, magari, pensa anche di essere aiutato, in questo, dall’Onnipotente, ma in genere i costruttori di storia non affidano la realizzazione dei loro disegni al salvifico intervento celeste, altrimenti il loro impegno potrebbe, di conseguenza, vedersi indebolito. Se, come scrisse Manzoni, nel finale dei Promessi sposi, alla fine, ad aggiustare le cose, interviene sempre la divina Provvidenza, allora non c’è tanto bisogno di affannarsi. Il motto dei costruttori di storia, se credono in Dio, non può essere quello, ma piuttosto, magari, “aiutati, che Dio ti aiuta”. O anche il famoso proverbio ebraico (da cui Primo Levi trasse il titolo del suo bel romanzo storico): “Se non sono io per me, chi sarà per me? E se non ora, quando?”.

Credo, d’altronde, che l’ottimismo sia qualcosa di simile a un dovere, ogni qual volta ci sia da realizzare qualcosa. I grandi personaggi, oltre a essere dotati di notevoli capacità personali, sono anche individui che hanno avuto la ventura di vivere in circostanze particolari, nelle quali l’intervento dell’uomo si rivela decisivo per imprimere agli eventi una determinata svolta. Ciò capita solo, ovviamente, in determinati frangenti. Chi, in specifici momenti di svolta, o di opportunità, è capace di imprese mirabili, in altri contesti si limiterebbe, probabilmente, a gestire onestamente, come si dice, l’ordinaria amministrazione. Ma anche nella vita comune occorre ottimismo e forza di volontà, per costruire, per esempio, una carriera, una famiglia, un pur piccolo progetto.

Per quel che mi riguarda, cerco di farlo, o ci provo, per tutte le piccole cose che sono sotto il mio controllo. Ma, per quanto riguarda la grande storia, sul cui corso credo di poter intervenire ben poco, temo che il mio stato d’animo, rispetto al giorno in cui pubblicai quell’articolo, sette anni fa, sia ulteriormente peggiorato. Il mio pessimismo è diventato addirittura plumbeo, quasi senza speranza. Faccio male, lo so. Mi sento in colpa verso le mie figlie e i miei nipoti, per i quali dovrei assolutamente sperare in un futuro felice e sicuro. Gramsci e Peres mi rimprovererebbero, me ne rendo conto, e faccio ammenda. Ma non posso farci nulla, la vedo nera. Spero tanto di sbagliarmi, ma per ora è così.

Spiegherò le ragioni delle mie fosche previsioni nelle prossime puntate. Anticipo, intanto, alcuni degli argomenti che tratterò, e riguardo ai quali esporrò il mio cupo pessimismo: Ucraina, Taiwan, Corea, Stati Uniti. Alla fine dirò anche qualcosa su Israele. E solo su quest’ultimo prevedo, forse, tra mille ansie, delusioni e preoccupazioni, di potere illuminare il buio con qualche piccola fiammella di ottimismo.

Francesco Lucrezi, storico