Da: Francesco Ferrara, Il popolo ebraico alla prova della pandemia. Un’isola che il mare delle connessioni può solo lambire, in AAVV, Le identità minoritarie alla prova della pandemia da COVID19 Una prospettiva comparata, Atti del Convegno del 16 aprile 2021 presso l’Università di Siena, a cura di Valeria Piergigli, Wolters Kluwer, Cedam, 2022: “L’antisemitismo è anch’esso – etimologicamente – un veleno, in grado di riprodursi solo in un altro organismo, un parassita obbligato che può vivere solo in virtù della sua capacità di diffondersi e di adattarsi ai più vari contesti. Le minoranze, storicamente, sono state un capro espiatorio per le frustrazioni della maggioranza, su cui riversare le proprie paure, l’angoscia per il presente e le preoccupazioni per il futuro; se ciò è stato vero nel mondo “di ieri”, come siamo ormai adusi parlare del periodo pre-Covid, lo è anche nel “mondo nuovo” che (per una volta, tristemente) smentisce l’altrettanto diffuso leitmotiv del “nulla sarà più come prima”(p. 108).
Nel medesimo volume Eleonora Ceccherini (Minoranze “visibili” e accesso ai servizi ai tempi della pandemia: l’esperienza canadese) scrive (p. 45) che “la Critical Race Theory – prima integrata nei corsi di Black Studies – ha subito il revanchismo liberale, soprattutto negli Stati Uniti, tanto da spingere i parlamenti statali a introdurre dei divieti legislativi rispetto al suo insegnamento, ritenendolo lesivo della dignità della popolazione bianca, poiché tenderebbe a instillare l’assunto che tutti i bianchi siano razzisti e colpevoli del perpetuarsi della subalternità nera”.
In questi due brani, troviamo un piccolo/grande amore per i diritti delle minoranze; sta al lettore trovarne i nessi: un incontro o un mancato incontro avrebbero tanto da dire, se non altro perché sono (questa volta fuor di metafora) la punta di un iceberg giuridico, da chi scrive richiamato in altra sede. Finora in Italia non se n’è parlato: fino a quando? Perché potremmo pure ipotizzare che talune tempeste montino nell’America settentrionale, per poi attutirsi a poco a poco (non sarebbe una tragedia) per poi disperdersi in nuvole di polvere sulla nostra bella penisola