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Dal postmoderno al postumano  e oltre

Vi è chi annota: “Why should we study things in “real time” (that is, at our temporal scale) instead of at longer periods (to capture the effect of “long durations”)? I have always thought the word “post-human” is very silly and never used it” (1000 Years of War, CTheory Interview with Manuel De  Landa). N. Katherine Hayles, un istante prima del terzo millennio, aveva condensato tutto in un titolo: “How we became posthuman” (University of Chicago Press, 1999);a p. 71 si riferisce che secondo McCulloch, Freud si sarebbe dedicato alla psicoanalisi perché pensava di guadagnare di più di quanto avrebbe riscosso come medico ebreo. Non solo: avrebbe messo la sessualità al centro di tutto perché sarebbe stato egli stesso sessualmente frustrato. Chi ha mai detto che i testi scientifici sono noiosi (e pieni di pregiudizi irricevibili?). Rosi Braidotti (The Posthuman, Polity Press, 2013) spiega che il concetto di umano sarebbe esploso sotto la duplice pressione del progresso scientifico e della globalizzazione economica. Inoltre, il Manifesto del Postumano di Robert Pepperell, esordisce spiegandoci alcune cosine:

1. E’ evidente che oggi gli uomini non sono più la cosa di maggior importanza nell’universo. Questo è qualcosa che gli umanisti devono ancora accettare.

2. L’intero progresso tecnologico della società umana è diretto verso la trasformazione delle razze umane come ora le conosciamo.

3. Nell’era postumana molte fedi diventano ridondanti – non ultima la fede negli esseri umani.

4. Gli esseri umani, come gli dei, esistono solo in quanto noi crediamo che esistano.

5. Il futuro non arriva mai.

Francesco Paolo Adorno, dal canto suo, esordisce spiegando che è possibile definire come postumana ogni  teoria   centrata sulle modalità e le conseguenze derivanti dall’alterazione volontaria del corpo umano,  includendo abbastanza ovviamente il cervello (sic). (La vera vita è sempre altrove. Sull’etica del Postumano, Rivista Di Filosofia Neo-Scolastica, vol. 107, no. 1–2, 2015, pp. 455).  Appare abbastanza scontato che Barbara Henry scriva “Imaginaries of the global age. Golem and others” in the post-human condition” ; come si fa a disquisire di postumano senza scomodare la creatura che, in ambito letterario, è stata resa immortale da Gustav Meyrink (Politica & Società, Periodico di filosofia politica e studi sociali” 2/2014). Chi scrive ha l’impressione che il postumano possa pure ruotare attorno all’intelligenza artificiale e/o  alla teoria del gender,  come passaporto nobile per una vita scomoda, che non escluda necessariamente i propri comodi.  Dove si potrebbe esaurire la carica di bonomia? La si esaurisce laddove la teoria del postumano approda al temuto esito di dare l’addio all’antropocentrismo, come posto, per esempio, da “L’esistenzialismo è un umanesimo”  del povero Jean-Paul Sartre.  Che fine faranno le dichiarazioni dei diritti umani? I diritti umani sono sempre esistiti sulla carta (oppure, nell’ambito virtuale). Sarebbe fin troppo facile, e anche troppo sciocco, metterla su improbabili “dichiarazioni dei diritti postumani“; diventa invece meno facile laddove si possa ipotizzare che, per dire,  i sette precetti noachidi possano essere ignorati.  Per esempio, sul Corriere della Sera del 9 aprile 2023, a proposito della decisione di abbattere un orso che ha ucciso un viandante, si legge che per taluni tale decisione “è un pogrom”,  accomunando la sorte dell’orso all’uccisione degli ebrei. Ecco servito il postumano.