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Israele: “congelata” la proposta governativa di riforma della giustizia

Dopo aver scritto questo articolo, la realtà, implacabile e impietosa, ci ha sommerso, perfino con la notizia delle proposte di una guardia personale; ne saranno felici i cultori del rapporto fra Law & Literature ma pure gli interessati ai rapporti fra History & Literature. Purtroppo, non vi è nulla di astratto e, meno ancora, di ameno ma, al suo posto, una grande sofferenza, perché la giustizia si confonde troppo con l’ebraismo perché possa essere tolta, fosse anche per un istante, dal centro del comune e virtuoso interesse. Non tutto è ebraismo,  perché tutto ciò chiama anche in causa un tale Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu.

Dicevamo che Primo Ministro “Bibi” Benjamin Netanyahu, pur avendo servito il Paese, con esiti alterni, per un lunghissimo periodo, si applica l’eterna massima per la quale l’eccessiva durata del potere forse non logora chi lo detiene ma, in parte, logora la società sulla quale s’esercita. La Storia ci dovrebbe insegnare che non è sempre giusto demonizzare a prescindere, perché Bibi o non Bibi, la proposta di riforma della giustizia è un trionfo non della compagine governativa ma dei “no” implacabili dell’OLP a qualsiasi proposta di pace. Quei “no” non so se abbiano affossato la pace, ma di sicuro hanno affossato i laburisti israeliani, una forza logora ma comunque gloriosa, che non per forza doveva soccombere alla giusta alternanza al potere con Menachem Begin, un guerrafondaio che la pace sapeva farla molto meglio dei pacifisti. Ora  che Bibi  annuncia un congelamento della sua proposta, mi domando (anche) se non siamo stati testimoni del confronto populismo – magistratura che vediamo emergere in diverse parti del mondo. Tuttavia, le proteste accesissime contro la riforma potrebbero avere un effetto dirompente: quello di invertire l’inferno postmoderno, riportandoci alle classiche ‘narrazioni’, questa volta incentrate sulla concezione ebraica della giustizia, non a caso basate sui precetti noachidi. Quindi, quest’ondata che si vuole di sinistra, porterebbe invece una smentita dello storicismo marxista in favore della reazione. Possiamo rivalutare i reazionari? Certo, sembra blasfemo, ma ciò cui abbiamo assistito si presenta come una reazione.  Possiamo sperare che questa massa virtuosa di atei e credenti, di destra e di sinistra, di ebrei e di islamici, si prefigga come prossimo obiettivo la conquista della pace? Tutto questo è, palesemente, un’illusione. Nondimeno, illusione per illusione, possiamo augurarci che i palestinesi si ribellino all’OLP, a Hamas e alla Jihad Islamica e chiedano/pretendano la pace.  Tutto ciò, oggi, non è realistico: domani, chissà. Per ora mi appare sicuro un sentimento: Israele, siamo orgogliosi di te, perché in un’area dove regnano violenza e sopraffazione hai alzato verso il cielo la fiamma della giustizia. Anche chi non è dotto sa che la giustizia è alla base della religione ebraica; se non sbaglio, i nostri Maestri (i Rabbini) hanno qui l’ennesima conferma che il loro insegnamento è quanto di più potente possa esserci, a discapito di chi considera loro un orpello del passato ma che invece si rivela perenne e luminosa attualità.