
I) Argentina 1985
Argentina 1985 è un film dell’anno 2022 riguardante i processi ai militari responsabili di atroci violazioni dei diritti umani, fra le quali la scomparsa dei loro prigionieri coi mezzi più svariati, compreso il loro getto dagli aerei in volo sul Río de la Plata. Fu la tragica epopea dei ‘desaparecidos’ (scomparsi) prigionieri dei militari scelti con criteri approssimativi, uccisi ed i cui figli piccoli furono spesso affidati alle famiglie dei militari. Molto lentamente, essi furono scoperti e identificati dai loro nonni, anche grazie alle ricerche genetiche. Marianna Tognini (Rolling Stone, settembre 2022) ne scrive così: “La definirono «guerra sucia», «guerra sporca», un genocidio caratterizzato dalla massiccia violazione dei diritti umani e civili nei confronti della popolazione argentina, guidato da numerosi militari che appunto nel 1985 vengono chiamati a rispondere dei loro reati davanti alla giustizia. Senza lasciarsi intimidire dall’ancora notevole influenza che l’esercito ha sulla nuova e fragile democrazia, Strassera e Moreno Ocampo formano un giovane team legale di improbabili antieroi per ingaggiare una battaglia che ricorda quella di Davide contro Golia, dove non mancano momenti di incredibile tragicomicità, ché Mitre ne è consapevole: al pubblico va indorata la pillola, e lui decide di accarezzare di tanto in tanto la commedia, non lesinando battute e sketch di fronte ai quali è inevitabile concedersi una risata e che – soprattutto – nulla levano alla drammaticità degli eventi. Blasfemia? No, furbizia. Altrimenti non si spiegherebbe la capacità di Argentina, 1985 di tenerti incollato alla sedia per 140 minuti ..”
Le parole e la pellicola di Mitre hanno proprio questo innegabile merito: ribadire il ruolo fondamentale che la Storia sapientemente narrata e che la giustizia hanno nella vita umana. Quello di far sì che certi abomini e depravazioni non accadano «nunca màs».
II) I prolegomeni
Le isole Falkland/Malvinas , appartenenti alla Gran Bretagna, distano ben 671 km dal punto più vicino dell’Argentina, e sono un luogo inospitale. Si consideri che William Hudson, quando scrisse La Terra di Porpora, nel 1885 (vedi edizione BUR del1963) scrisse “ci impadronimmo delle Isole Falklands. Una conquista davvero splendida e una gloriosa ricompensa per la nostra perdita! (..) Abbandonammo il continente luminoso per impadronirci di isolati ritrovi di foche e pinguini” (p 22). Questo dispiacere si basava sulla sconfitta britannica nella tentata invasione nel 1806/1807 di Buenos Aires e Montevideo: avevano tenuto le piccole Falkland perdendo però l’immensa terra ferma argentina e la piccola Banda Oriental (l’attuale Uruguay) che per quanto minuta, equivale a metà dell’Italia. Le cose cambieranno: “Nel 1889, la Gran Bretagna collocava in Argentina oltre la metà dei suoi
investimenti oltremare” (Emanuele Calò, La questione ebraica , Itinerari fra storia e microstoria, Esi, Napoli, 2023, p. 255, nota 698).
Oggi giorno sembra che l’area sia ricca di risorse petrolifere, allora però era un luogo poverissimo e lontanissimo coi mezzi dell’epoca. La superficie delle isole è di circa 12.000 km 2, mentre quella dell’Argentina è di circa 2.800.000 km. Da decenni, si trascinava una disputa sull’appartenenza delle isole all’Argentina, una disputa che presto o tardi sarebbe sfociata in un conflitto armato.
III) L’invasione
Il 2 aprile 1982, la dittatura militare argentina, forse per distrarre l’opinione pubblica dalla non felicissima situazione socio – economica , decise la propria fine con la sciagurata invasione delle isole Falkland/Malvinas, facendo forse assegnamento sul fatto che la grandissima distanza dalla Gran Bretagna avrebbe dissuaso Margaret Thatcher, Primo Ministro britannico, da ogni reazione militare. Fra le prime misure, vi fu quella di cambiare il senso di marcia dei veicoli dalla sinistra alla destra; un déjà vu ( Alejandro Corbacho, 74 Days Under the Argentine Flag: The Experiences of Occupation During the Falklands/Malvinas War (December 2018) Serie Documentos de Trabajo – Nro. 682, p. 11. Lo studio riferisce circa uno scontro di culture non esaltante). Le intenzioni non erano fra le migliori; secondo Najman Alexander Aizenstatd, si voleva espellere tutti i residenti britannici ( Treinta años de la Guerra: Las Islas Malvinas (Falklands) y Los Principios del Derecho Internacional (Thirty Years after the War: The Falkland (Malvinas) Islands and the Principles of International Law) (March 19, 2012). Estudios Internacionales Vol. 173, Revista del Instituto de Estudios Internacionales, p. 97), il quale scrive che sia il Regno Unito che l’Argentina reclamano la sovranità sull’arcipelago sulla base di scenari che risalgono ad oltre un secolo addietro e in parte prima che l’Argentina fosse uno Stato indipendente (p.94). A nostro avviso, sia i precedenti storici che gli argomenti giuridici appaiono sufficientemente involuti da rendere impossibile una risposta chiara e priva di controindicazioni. Come scrive Michel Waibel “La rivendicazione dell’Argentina alla sovranità sulle isole si basa sull’acquisizione territoriale originaria da parte della Spagna, la continuazione dell’occupazione spagnola dal 1764 al 1811 e la successione alla sovranità spagnola, la presa di possesso nel 1820 e l’occupazione fino al 1833. Si scontra con le rivendicazioni britanniche basate sulla scoperta, l’occupazione da 1765-1774 e continuazione della sua pretesa dopo la partenza nel 1774, amministrazione effettiva dal 1833 e volontà degli abitanti delle Falkland”(Falkland Islands/Islas Malvinas (March 4, 2012). Max Planck Encyclopedia of Public International Law, 2012).
La dittatura militare argentina fece male i conti, perché la Thatcher decise, nonostante la notevole distanza, di mandare navi e aerei a scacciare l’invasore. L’Argentina fu sconfitta in una guerra condotta fra aprile e giugno 1982. Morirono 255 militari britannici e 649 militari argentini. All’epoca, Newsweek pubblicò una copertina dove si vedevano le navi britanniche che si avviavano alla riconquista, col titolo “The Empire Strikes Back”, lo stesso di un film della saga di Guerre Stellari: “L’Impero colpisce ancora”, con la differenza non minuta che qui si trattava di realtà.
IV) Antisemitismo militare
Gli ebrei argentini (il cui numero ammonta a circa 230 mila persone) chiamati a far parte delle forze armate nella difesa delle Falkland Malvinas furono oggetto di gravi maltrattamenti durante la guerra da parte dei loro superiori. Nel 2012 la Jewish Telegraphic Agency scrisse: “Ai soldati ebrei sarà riconosciuto il servizio prestato durante la guerra delle Falkland e verrà riconosciuto l’antisemitismo che hanno subito. DAIA, l’ombrello politico ebraico in Argentina, ospiterà giovedì la cerimonia per i soldati che hanno combattuto nella guerra 30 anni fa. L’arcivescovo di Buenos Aires, cardinale Jorge Bergoglio, ha confermato la sua presenza all’evento. Vi partecipano anche rappresentanti di varie religioni, diplomatici stranieri, legislatori e leader di partiti politici. “Sono stato insultato in quanto ebreo”, ha detto a JTA Silvio Katz, un veterano dell’esercito argentino. “I nostri superiori hanno detto agli altri soldati che i soldati ebrei li avrebbero traditi in combattimento. Sono stato torturato. Sono stato costretto a mettere le mani, le gambe e talvolta la testa nell’acqua fredda nel clima freddo delle isole. Mi hanno detto che questa punizione era dovuta al fatto che ero ebreo”. Victor Garelik, direttore esecutivo della DAIA responsabile delle relazioni con i media, ha dichiarato a JTA che questo è il primo evento per ripudiare gli atti antisemiti subiti dai soldati ebrei durante la guerra, e “daremo a ciascuno di loro un diploma in cui esprimiamo la nostra gratitudine per il loro impegno”. Ad aprile, l’AMIA Jewish Community Center di Buenos Aires ha tenuto un evento per riconoscere i veterani ebrei della guerra delle Falkland/Malvinas”.
V) La condanna dei capi militari argentini
Il fallimento dell’invasione delle Falkland/Malvinas portò con sé il logoramento e la successiva caduta del regime militare argentino. Il film, dicevamo, racconta come i principali responsabili della c.d. guerra sporca furono condannati all’ergastolo. Argentina 1985 è un film interessante, ma non appassionante; avevo visto i filmati del processo, che gettava un’immagine di grande lentezza, per via delle deposizioni dei militari, che si esprimevano su una linea di obsolescenza burocratica. In ogni caso, è giusto lodare il coraggio dei pubblici ministeri. Il protagonista è Ricardo Darín, Oscar per Il Segreto dei tuoi occhi (2009), più interessante ancorché meno istruttivo.
VI) Dopo il 1985
Oggi giorno vige in Argentina la democrazia, durante la quale si registra, il 17 marzo 1992, un attentato all’Ambasciata d’Israele con 22 morti e 242 feriti. Il 18 luglio 1994, un attentato alla Asociaciòn Mutualista Israelita, Argentina (AMIA) provocò 85 morti e 300 feriti. Il25 Ottobre 2006 il pubblico ministero Alberto Nisman accusò il governo iraniano di aver progettato l’attacco e il movimento libanese Hizbullah di averlo attuato. Il 18 gennaio 2015, Nisman fu ucciso dopo aver accusato la Presidente Cristina Fernandez Kirchner di aver insabbiato le ricerche dei responsabili.
VII) Ultimi sviluppi
Nel 25 agosto 2021 l’Argentina ebbe a dichiarare, nelle Informazioni per la Stampa N°: 336/21: L’Argentina esprime la sua ferma condanna per l’approvazione di Ahmad Vahidi e la nomina di Mohsen Rezai a incarichi ministeriali in Iran. La Repubblica argentina ribadisce, come ha avuto modo di affermare quando è stata resa nota la nomina di Ahmad Vahidi a ricoprire la carica di Ministro dell’Interno dell’Iran, carica confermata in quella data dal Parlamento di tale Paese, che questa approvazione, insieme alla nomina di Mohsen Rezai a Vice Presidente degli Affari Economici, costituisce un affronto alla giustizia argentina e alle vittime del brutale attacco terroristico contro l’Associazione mutua israelita argentina (AMIA). Rezai, come Vahidi, è oggetto di un reclamo da parte della Giustizia argentina per aver avuto una partecipazione chiave nel processo decisionale e nella pianificazione dell’attentato commesso il 18 luglio 1994 dentro e sul palazzo dell’AMIA pesa un mandato di arresto internazionale dell’INTERPOL . In particolare, è opportuno ricordare che nell’aprile 2014 il Governo argentino ha risposto con una nota, alla consultazione di un Paese terzo sull’atteggiamento che si sarebbe tenuto se si fosse concretizzato un invito a Rezai, che il nostro Paese avrebbe chiesto l’immediata applicazione del trattato di estradizione in vigore con lo stesso. Il governo argentino chiede ancora una volta che il governo della Repubblica islamica dell’Iran collabori pienamente con la giustizia argentina, consentendo alle persone accusate di aver partecipato all’attacco contro l’AMIA di essere giudicate dai tribunali competenti.
VIII) L’Argentina, oggi
L’Argentina odierna, con le sue crisi permanenti, palesa un triste contrasto con i suoi periodi di grande splendore e mostra una spiacevole somiglianza con altri Paesi sudamericani avviati verso una povertà endemica. Spiace che una nazione sconfinata, colta e raffinata, stenti ad occupare il posto che le spetterebbe fra le medie e grandi potenze. La conduzione dei suoi affari fornisce materiale per un possibile manuale di tutto ciò che non andrebbe fatto. Eppure, continua ad essere un Paese meraviglioso, con una popolazione che meriterebbe di tornare ai fasti di un’epoca, cancellati da decenni di un populismo incerto e ingiusto per questa grande Paese, un gigante che dovrebbe recuperare il ruolo che le spetta nel concerto delle grandi nazioni.