Scrive Ilaria Myr su MOSAICO del settembre 2022: “Non solo pietà o carità ma autentica norma etica, atto di giustizia e pietra angolare della società civile (…) A livello spirituale è la scoperta dell’Altro, è lo sforzo per uscire da se stessi e dalla prigione dell’Io, è il grado più alto dell’empatia: aiuto economico e benevolenza, per alleviare i bisogni materiali e spirituali degli altri. “Tzedakà tatzil mimmavet”, la tzedakà salva dalla morte: è quanto recita un proverbio della tradizione ebraica (10: 2), la cui forza è molto evidente. (…) Non solo, dunque, pietà o carità, come spesso si crede, ma vera e propria norma etica che, partendo dalle azioni del singolo, costituisce le fondamenta della società civile (….) Uno dei commenti sostiene che l’affermazione ‘colui che è contento della sua parte’ presuppone che nel momento della creazione Dio abbia dato a ciascuno di noi beni in parti uguali. Nel tempo questo equilibrio si è rotto e si sono create forti disuguaglianze.(….) La ragione profonda della tzedakà consiste dunque nel cercare di tornare all’equilibrio originario che rispondeva alla volontà del Creatore. Ecco perché non è solo carità o beneficenza, ma un atto dovuto” (vedi però il testo originale sul web).
Pensavamo a questo vedendo la Raccomandazione del Consiglio UE del 30 gennaio 2023 relativa a un adeguato reddito minimo che garantisca l’inclusione attiva, in GU C 41 del 3.2.2023, che così inizia: Il Consiglio dell’Unione Europea, visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare l’articolo 292, in combinato disposto con l’articolo 153, paragrafo 1, lettera j), vista la proposta della Commissione europea, considerando quanto segue: (1) Nell’ottica di garantire una vita dignitosa in tutte le fasi della vita, la presente raccomandazione mira a combattere la povertà e l’esclusione sociale e a perseguire livelli elevati di occupazione, promuovendo un adeguato sostegno al reddito, in particolare mediante un reddito minimo, e un accesso effettivo ai servizi abilitanti ed essenziali per le persone che non dispongono di risorse sufficienti e favorendo l’integrazione nel mercato del lavoro di chi può lavorare, in linea con l’approccio di inclusione attiva. (2) A norma dell’articolo 151 TFUE, l’Unione e gli Stati membri hanno come obiettivi, tra l’altro, la promozione dell’occupazione, il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, una protezione sociale adeguata e la lotta contro l’emarginazione. (3) L’articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (1) stabilisce che l’Unione riconosce e rispetta i diritti di accesso alle prestazioni di sicurezza sociale e ai servizi sociali. Stabilisce inoltre che ogni persona che risieda o si sposti legalmente all’interno dell’Unione ha diritto alle prestazioni di sicurezza sociale e ai benefici sociali e che, al fine di lottare contro l’esclusione sociale e la povertà, l’Unione riconosce e rispetta il diritto all’assistenza sociale e all’assistenza abitativa volte a garantire un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti.
Le Raccomandazioni non sono certamente cogenti, ai sensi dell’art. 288 TFUE (cfr. ad es., Raccomandazione della Commissione del 7 dicembre 1994 sulla successione nelle piccole e medie imprese, sulla quale vedi Emanuele Calò, Piccole e medie imprese: cavallo di Troia di un diritto comunitario delle successioni? Nuova Giur. Civ. Comm., 1997, II, p. 217 ss.). Tuttavia, possiamo considerarle a stregua di soft law. Ai nostri fini, interessa vedere se vi siano rapporti con la risalente Tzedakà (e con la sua elaborazione successiva) e le ultime acquisizioni “laiche” in materia, come potrebbe esserlo la Raccomandazione in parola: si tratta di una comparazione proponibile? Possiamo ipotizzare che fra le sue radici vi sia la Tzedakà? A Voi la parola.
Emanuele Calò (c) riproduzione riservata