Struggente e intensa lettura il saggio di Paolo Giunta La Spada, direttore del museo Casa della Memoria di Servigliano (FM), narra una vicenda drammatica accaduta nell’ottobre del 1943 a Fermo, nelle Marche, che ha per protagoniste Giuliana Vannini, bambina di quattro anni, e sua madre Grete Schattner, colpite dal furore antiebraico di un nazi-fascismo prossimo alla capitolazione che le allontana tragicamente per sempre.
Il racconto pertanto è quello inedito della signora Vannini, oggi ottantaquattrenne, che ha custodito per tutta la vita questa sua vicenda privata, rivelata, inaspettatamente, al direttore del museo che serba i resti del campo di concentramento dove fu imprigionata sua madre. In questo Campo infatti Grete, ebrea ucraina di origine tedesca, fu internata prima di essere spedita a Birkenau dove morirà nelle camere a gas.
Il libro del direttore La Spada, grandi doti umane e severe competenze storiche, colpisce con parole asciutte e dirette che toccano nel profondo, senza però rinunziare al focus sulla realtà italiana del tempo, quella di un Paese diviso tra chi ha profuso energie per lenire la tragedia e chi invece ha scelto di favorirla, per paura o per vantaggio.
Sono pagine, peraltro, dalle quali desumiamo anche l’identità di tanti non noti che si impegnarono per salvare vite umane rischiando la propria e quella dei propri familiari.
Interessante, all’interno del volume, il ricco apparato iconografico che riporta numerosi e importanti documenti d’epoca, frutto del lavoro d’archivio operato dal medesimo autore.
Piace infine concludere l’invito alla lettura con le parole della protagonista Giuliana Vannini rilasciate al Resto del Carlino il 5 ottobre 2022, in occasione della prima presentazione del volume: « Non era facile parlare dopo la guerra della deportazione […] neanche in famiglia, tutti volevano dimenticare, e mi è rimasto per quasi 80 anni un grande dolore dentro. Questo libro è un modo per rendere omaggio a mia madre, deportata ad Auschwitz e dimenticata da tutti. Non è stato facile per me testimoniare e ricordare, anche adesso mi rievoca il dolore provato e l’assenza di mia madre ».
Gennaro A.Avano
saggista antropologo