Sono uno dei 900.000 ebrei arabi, numero superiore di molto ai 750.ooo arabi palestinesi rifugiati, come conseguenza collaterale della guerra lanciata dai paesi arabi contro gli ebrei dopo la dichiarazione di indipendenza del 1948. Siamo stati perseguitati, discriminati e massacrati dagli arabi musulmani, anche se noi abitavamo nei paesi conquistati dall’Islam molti secoli prima che l’Islam nascesse: La comunità irakena risale a 2.600 anni fa; quella egiziana ad almeno 2400 anni fa; quella libica ad almeno 2.200 anni fa. L’islam è sorto solo 1400 anni or sono.
Siamo fuggiti dai paesi arabi non perché sionisti, ma perché avevamo accettato di vestire e vivere in accordo con le usanze delle potenze europee che avevano conquistato il paese. L’odio per l’ebreo era nato molto prima della questione sionista. L’ebreo non ha mai accettato di vivere di elemosina, appellandosi al fatto di essere un rifugiato, ma ha sempre lavorato per costruire il suo futuro. Gli arabi musulmani hanno depredato tutti i beni degli ebrei organizzate in comunità molto più antiche di quelle musulmane: facevano a pezzi ciò che non potevano portare via dalle case degli ebrei e dalle sinagoghe. Maometto, che si era ispirato al Monoteismo ebraico, ha massacrato tre tribù di ebrei a Medina perché non si vollero convertire e accettarlo come profeta. Di fronte alla proposta di conversione, la maggior parte degli ebrei preferì rimanere fedele al “Dio degli ebrei” e alla legge di Mosè che predicava che tutti gli uomini sono stati creati a “immagine divina” (Genesi cap. 1, 26) e che bisogna amare il prossimo come stessi (Levitico cap. 19, 19)”. Per Questi e per tanti altri massacri i musulmani non hanno MAI chiesto perdono al Signore e agli ebrei e a tutti i popoli che non hanno voluto accettare l’Islam. L’islam ha nel proprio DNA l’esempio dato da Maometto e prosegue per quella strada. I musulmani, specie Sciiti (Iran, hezbollah, houti) smettano di odiare gli ebrei: anziché educare le nuove generazioni all’odio verso gli ebrei che non accettano l’Islam come religione, lo educhino ad amare gli ebrei dai quali Maometto ha imparato il monoteismo e molto altro.
Se siamo ancora vivi lo dobbiamo a mia madre che, crocerossina all’Ospedale di Tripoli, aveva visto i massacri fatti dagli arabi agli ebrei nel 1945 e nel 1948. Massacri con uccisioni barbare a colpi di accetta anche di sventramento delle donne gravide e uccisioni i bambini: ho avuto modo di conoscere a Roma una persona che era ancora scioccata per come avevano ucciso i genitori davanti ai suoi occhi in uno dei due massacri. Alla vista di quanto stava accadendo e di quanto avrebbe potuto accadere, mia madre decise di togliere le tende e di lasciare Tripoli alla chetichella nel 1953, dopo avere cercato lavoro in Italia.
Il problema del mondo occidentale e anche degli ebrei vissuti sempre a contatto con la cultura occidentale è che non conosce il mondo arabo dall’interno ed ha quindi un atteggiamento che sconfina con il considerare illegittime le reazioni degli ebrei quando reagiscono alle violenze arabe: tutte le guerre fatte da Israele sono state dettate cominciate dalla volontà araba di cancellare Israele e gli ebrei (si leggano i loro statuti e le numerose copie in lingua araba dei Protocolli dei savi di Sion trovate in tutti i covi degli Hezbollah).
Bisogna anche ricordare che non è stato sempre così, talvolta ha prevalso un atteggiamento più umano: mio padre nato a Gerusalemme ha visto i massacri fatti dagli arabi a Hevron e in altre città della Terra Santa, ma quando si è trasferito a Tripoli Libia era rispettato da tutti: era una delle poche persone capace di leggere il giornale in lingua araba e tutti gli arabi si ammassavano intorno a lui per sentire le notizie). Mio bisnonno, fuggito dal Marocco a seguito dei massacri fatti dagli arabi a Maracchesh, noto cabbalista a Gerusalemme, era rispettato dai musulmani che lo interrogavano e chiedevano la sua benedizione, il Sultano mandava due guardie per accompagnarlo tutte le volte che usciva di casa per recarsi al Muro del Pianto. Sempre mio padre ricevette dal Bey di Tunisi una onorificenza per l’insegnamento della lingua ebraica in Tunisia. Piccole luci nei secoli di persecuzione che dimostrano che se si vuole è possibile convivere in maniera civile educando all’amore per il prossimo e non all’odio.
Scialom Bahbout