Un leader di un partito della sinistra, prendendo per buona una dichiarazione di una commissione d’inchiesta ONU, dalla quale risulterebbe che l’esercito israeliano si sarebbe dedicato a uccidere bambini a Gaza, ha proposto una serie di misure draconiane nei riguardi di Israele. Se fosse vero, anche noi saremmo per l’adozione di misure severe. Il punto è che queste sortite di una commissione, priva di valore legale, non soltanto sono state contestate senza che il leader in questione ne tenesse conto, ma suonano irreali per un esercito infognato da anni in un’orribile guerra urbana, dalla quale non è ancora uscito, guerra che avrebbe potuto vincere in una settimana se avesse fatto ricorso ai metodi sbrigativi oppure – diciamolo – criminali, dei quali è accusato. Non solo: sarebbe alquanto strano che un esercito di leva tacesse sul ricorso ai metodi criminali di cui viene accusato: non è ipotizzabile che, in presenza di tali efferatezze, non vi sia nemmeno un soldato a parlarne.
L’ONU, attraverso l’Assemblea Generale, è prodiga di condanne d’Israele, che presentano quello Stato come il più perverso del mondo, uno Stato senza il quale regnerebbe la concordia universale. Non aiuta in tutto questo la presenza nel gabinetto israeliano di due ministri che, se uno non li conoscesse, sembrerebbero messi lì per danneggiare il popolo d’Israele. Tutto ciò non consente né giustifica di fornire costantemente, e non da ora, un’immagine assolutamente distorta e falsata dello Stato ebraico, che non trova altra spiegazione che la mancanza di conseguenze nella demonizzazione di uno Stato così piccolo, cui fa riscontro l’estrema prudenza nell’individuazione dei responsabili della tragedia cui assistiamo, in primis l’Iran, che senza pudore sostiene Hamas ed Hezbollah.
Essere antisraeliani porta consensi per i politici, e ricchi premi e cotillon per chi scriva libri contro Israele, il che è diventato ormai un settore nel quale qualche editore si è specializzato, pubblicizzando ad esempio la natura genocidiaria del sionismo, per cui i nostri scout sionisti socialisti, di sinistra e pacifisti, sarebbero dei genocidi. Non è diffamazione? No? E cosa sarebbe?
Nell’agone politico, la pace non la vuole nessuno, prova ne sia che basterebbe appoggiare, senza travalicare i limiti costituzionali, la Risoluzione 2803/2025 del Consiglio di Sicurezza ONU, oppure supportare i tentativi del Libano e di Israele di fare la pace, senza paura di offendere quei santi uomini di Hezbollah.
Sennonché, dopo decenni di diffamazione, si è giunti senza pudore all’antisemitismo, laddove leggi sul tuo quotidiano preferito che i guai di Sanchez in Spagna sono cagionati da Israele, come dire che gli ebrei controllano il mondo. Oppure quando un giornalista, ormai specializzato, sostiene che Starmer non va bene perché ha allevato i figli nell’ebraismo. Oppure quando chi è di religione ebraica va in giro ad attaccare le Comunità ebraiche, sempre senza contraddittorio, e poi il suo editore ne loda il coraggio.