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SCUSI, DOV’È IL NEMICO?

L’ideologia woke

 L’ideologia woke è ancora una sorta di mistero, magari anche per me. Diversity, equity, inclusion, sono richiamati anche dall’Union of Reform Judaism. Sennonché, alla base di tutto vi è (pure) l’antinomia dialettica (e tautologica) fra oppressi ed oppressori, che sostituisce quella, marxista, fra borghesi e proletari.

Come si fa a non andare col pensiero al 18 Brumaio di Luigi Bonaparte, dove Marx rileva: “Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano per, così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa”?

A leggere per bene i testi marxiani, aleggia un giudizio impietoso sul lumpen proletariat, da noi reso come sottoproletariato, un termine sempre più carico di “stracci” (lumpen), nondimeno falso. Quando si sostituisce il proletariato (anche per via della deindustrializzazione) ecco chi appare: il sottoproletariato, stigmatizzato da Marx come l’incarnazione se non del male, sicuramente del peggio che la società possa proporre.

Se questo è il problema, quello di una nuova ideologia che si regge su colonne di carta vera e di carta virtuale, andrà riconosciuto e affrontato. Non c’è problema a identificare quelle centinaia di braccia levate nel saluto romano ad Acca Larentia: sono fascisti, e quindi sono un male conosciuto e non bisogna far fatica a descriverli sia da fermi che in movimento. Ma l’assedio, l’attacco concentrico a Israele, intesa come la sentina di tutti i mali, parte da una base ideologica, che si fatica a riconoscere.

L’opinione pubblica

L’esperto di Media e Relazioni internazionali George Tzogopoulos, su BESA, scrive: “Oltre ad allinearsi alla politica dell’UE, il governo greco sta anche rispondendo alle tendenze dell’opinione pubblica nazionale. Un sondaggio condotto all’inizio di novembre, pochi giorni dopo il primo voto delle Nazioni Unite, ha mostrato che la maggioranza dei cittadini (46,3%) non era favorevole alla posizione del governo mentre il 34,8% era d’accordo. È probabile che il governo greco continui a mostrare la sua solidarietà a Israele senza ignorare la sofferenza degli abitanti di Gaza.” Così facendo, dimostra come l’opinione pubblica cambi la politica estera. Micol Flammini su Il Foglio, scrive che “Non è l’accusa di genocidio che davvero interessa agli accusatori, ma la distruzione dell’immagine dello stato ebraico “. Ne consegue che l’attacco morale, precede e deve precedere quello materiale. Non a caso, il massacro del 7 ottobre 2023 ha fatto seguito ad un ammorbidimento delle difese provocato da decenni di linciaggio morale dello Stato ebraico. Linciaggio che viene, al 99%, da sinistra, se non altro perché anche i populisti, che sono un fenomeno parafascista, hanno deciso che sono di sinistra. Basta vedere la parabola del peronismo che da parafascista (Il Presidente Juan Domingo Perón fu addetto militare dell’ambasciata argentina a Roma nel ventennio, e non a caso ospitò fior di nazisti nel suo paese) ebbe a ramificarsi in mille rivoli, fino ad assestarsi in un terzomondismo ambiguo, nel quale il pubblico ministero Alberto Nisman fu “suicidato” in casa sua, prima di recarsi in Parlamento ad accusare la Presidentessa Kirchner di complicità con l’Iran nell’attentato all’istituzione ebraica AMIA. Non bastano, da noi, i testi scolastici cospirazionisti, che nessuno pensa di correggere, i programmi televisivi pilotati, i video di professori di liceo frustrati con mezzo milione di contatti, che diffondono bufale; vi si sono aggiunti istituti di studi rispettabilissimi, che studiano come sbilanciarsi e che veicolano pregiudizi con la stessa disinvoltura con cui negli stadi si vendono le noccioline. Vi si sono aggiunte carovane di personaggi schieratissimi, che vanno nelle scuole a organizzare convegni, alla faccia del principio di imparzialità e della stessa legalità della quale hanno deciso di essere paladini. Ho contattato le rispettabili istituzioni che patrocinano questi convegni e, grazie alle loro risposte, ho ricordato che la stirpe italica di Ponzio Pilato non si è esaurita.  Di questo passo, se si vuole seguire l’insegnamento del compianto Rav Jonathan Sacks (l’antisionismo è antisemitismo) possiamo apprendere come mai la nostra vita sia diventata così complicata, laddove vengono a mancare le porte d’emergenza che consentano di sfuggire alla condizione di paria.  Prima della terapia, serve la diagnosi, no? Ecco: gli ebrei e Israele vengono (veniamo) attaccati ovunque, nelle scuole, in TV, negli istituti di ricerca settentrionali, senza che sia mai presente la difesa. Un’informazione sbilanciata da decenni, fa scattare come una molla il predetto attacco concentrico contro di noi, del quale l’opinione pubblica costituisce l’arma impropria.